413 MDXXVIII, MAGGIO. 414 el tanto più che tutte le Ierre sono di qua dal Po si cavavano di tanto evidente pericolo, come erano, di andar in mano di inimici. Ma hora, ha-vendo inleso da li agenti per il signor duca di Milano, che vostra signoria (decise) di haver revocalo esso signor Cesare cim ordine che cum le gente che ha con lui debba andar nel Friuli, son restato molto admíralo, parendomi, come in effelo si vede, che levandosi le genie de la Serenissima Signoria senza mandarli contra cambio, le Ierre che sono di qua da Po seriano in mollo maggior et più evidente pericolo non erano prima ; et inimici polivano qualche volta far magior effecti che forse non pensamo. Nè il Re, qual hora ha nolitia di questi motivi, gli po far quelle prompte provisión che sariano necessarie, nè gli poiria far che fus-sero in tempo ; et quando la Serenissima Signoria sia adverlita in qual termine siano le cose, et in quanto pericolo si melleno levando ditto signor Cesare con le genti senza mandarli contra cambio, qual voria magior, non posso creder che li farà sopra più malura deliberalione, et non vorrà che ditte genie si movino ; el quando si facesse altramente, non sarà in benefìcio et proficuo di la Lega. F.t cussi, per beneficio et scrvilio del Re et de tutta la impresa, et per mio discarico ho voluto scriver questa mia a vostra signoria, facendoli intender che ogni inconveniente che ne seguirà 280 sarà per causa del revocar el remover le genie de la Sereiiissinia Signoria. Et cussi me ne excuso et per vostra signoria mi offero, et me li accomando sempre. De Genoa, a li 6 Mazo 1528. Sotloscrilla : • A tutti i piaceri di Vostra Signoria. Tiieodoro Thiulzio. 281') A dì 12 Mazo. La matina, se inlese esser partido di qui il reverendo episcopo di Baius ora-tor del re Chrislianissimo, per andar in Franza dal re Chrislianissimo se’l potrà andar; et parli con optima fama. Vene in Collegio 1’ oralor di Milan. Vene in Collegio 1’ oralor di Manica. Da poi disnar, fo Conseio di X con la Zonla, el non venne il Serenissimo, per haver tolto avanti disnar un poco di cassia. (i) La carta 280* è bianca. Fo expedito il reverendo episcopo di Cesena, domino . . . . , che fu mandato di Verona, rete-nulo, et fu assolto et liberato visto non andava per mal alcuno, imo era in inimicitia col Papa, per causa di uno suo fratello era in Viterbo ; et costui partì da Orvieto et voleva temporizar in queste terre nostre et venir per la Sensa in questa lerra. El iustificato il lutto, fo liberalo el cavà di Toreselle. Di Verona, fo lettere, dì V Emo, Nani et Contar ini proveditor zeneral, di 11, hore 2 di notte, qual scriveno : Ilozi habbiamo 4 avisi di Val Pelosella‘ di Cavrin, di la Chiusa, el per alcuni mandati di qui a posta per intender li andamenti de li inimici, li quali par che siano poca gente et mal in ordine quelli da pe’, ma quelli da cavallo bellissima zelile ; et sono alozali a Dolzè, propinqui a la Chiusa. Hanno principiato a butar il ponte, el fino hozi a inezo zumo haveano fallo la miti del ponte, et pareva cessasseno di compirlo, el lo butano sotto la Crovara mezo mio. 11 conte Girardo d’Arco era a li repari in canal, el faceva romper essi ripari per poter passar le genie. Questa matina sono gionle 3 bandiere di fanti a Dolzè et vanno scorrendo a 9 el IO a la volta con qualche cavallo, robando et danizando il povero paese quello Irovano. El si ha che sopra il monte di la Chiusa erano adunali molli di Val Pelosela con ar- 281* me in mano per non lassar prender quel passo a lì inimici. Questi, per quanto disegnano, voleno andar manzi et faranno la volta di Ponte Molino et passaranno in mauloana. Scriveno haver mandato fanti et polvere et altro a quelli è in la Chiusa. In questa hora 23, è venuto aviso che a hore 17 inimici compiteno il ponte el sono passati alcuni di loro ; il resto sono a le rive in ordinanza. Et per lettere particular, pur di 11, di Verona, vidi lettere che scrive: Heri sera et questa notte sono lettere di Hercules Poeta è in la Chiusa ; come hessendo stà assaltado da li inimici li rispose vigorosamente sichè i fuzileno via el si rilirorono ; et fo morii per nostri 3 di loro todeschi, zoè per quelli dii monte. Inimici voleno butar uno ponte a la Crovara per passar lutti di qua di P Adixe. Si iudica voghilo tuor la volta di manloana per andar a Milan ; altri dicono per andar sul visenlin. Vanno depredando il paese ama* zando le persone el brusando casamenti ; ma non si danizano la campagna. Da Vicenza, di sier Zuan Antonio da chà I Tata pi era capiianio, di 11, hore 3. Come han-