restringere il potere del popolo, come già quello del doge, si decretò non poter più ¡I doge convocare tale assemblea se non coll’approvazione della maggior parte del consiglio minore e maggiore, e per esporvi solo quelle cose già precedentemente da que’consigli approvate. ) 8. Tommaso Mocenigo LXIVdoge.. La sua famiglia, riferisce il eh. Casotti, derivò dalla Dalmazia, e forse dalla Grecia, con antichissima e nobilissima o-rigine. Alcuno poi narra, che Benedetto Mocenigo, partitosi da Milano, edificò il castello di Musestre sul fiume Sile, in vicinanza agli Estuari Torcellani, ne’ primi secoli veneti chiamati le Contrade, da dove poscia trasferitosi a Venezia fu ricevuto tra’ patrizi; ed è forse per questo che alcuni cronisti ripetono i Mocenigo venuti da Musestre. Comunque sia, la repubblica scelse da questa gente 7 dogi eTommaso pel 1.°; vanto chedivide colla famiglia Partecipazio, che pure fu illustrala da 7 dogi. Superò ambedue la gente Contarmi, che si gloria di 8 dogi. Essendo Tommaso Mocenigo procuratore di s. Marco, ed uno de’3 ambasciatori a Sigismondo imperatore per trattare la pace, per la quale erasi interposto Giovanni XXIII, mentre trovavasi presso di loro in Cremona o in Lodi,fu richiamato a Venezia per essere stato eletto doge a’ 7 gennaio 14-14- D'ce lodato suo biografo, questo fu 1’ ultimo doge che pubblicossi nella chiesa di s. Marco, richiestone il consenso del popolo, poiché, come dirò, in seguito fu tolto l’uso di domandarne il parere. L’ arren-go per l’ullima volta convocato l’approvò, e il gastaldo Francesco della Torre giurò fedeltà in nome del popolo. Furono scelti 12 oratori per incontrarlo a Verona, e fece il suo solenne ingresso in Venezia fra il coroun plauso. Poco dopo ri tonnati gli altri due ambasciatori, senza aver potuto nulla concludere con Sigismondo, i veneziani strinsero alleanza con Filippo M.a Visconti duca di Mila- 187 no e con Pandolfo Malatesta, per impedire le ulteriori mire dell’imperatore e per la quiete di Lombardia. Inoltre i veneziani pacificarono Ladislao co’ fiorentini. A por fineal turbolentissimo scisma, Giovanni XXIII a’5 novembre i4(4 aprì il concilio di Costanza, il quale inviò 4 ambasciatori alla repubblica di Venezia per intendere com’era disposta; ed essa con quella pietà e cattolica religione che si conveniva, rispose che avrebbe riconosciuto quanto decretasse, e venerato per Papa quello che vi fosse canonica-niente eletto; ed è perciò che v’intervennero i cardinali veneziani creati da Gregorio XII, Barbarigo, Morosini e Antonio Corraro (non Conduhniero come scrive Paolo Morosini, che inoltre dice Antonio elevato poi al pontificalo, mentre fu Gabriele Condulmiero, il quale probabilmente rimase presso lo zio in Rimini), e nel viaggio che fecero per Venezia riceverono lutti gli onori convenienti alla loro dignità. L’imperatore avendo invitato al concilio Gregorio XII, questi gli rispose eli’essendo egli solo il vero supremo Pastore della Chiesa,il concilio era stato adunato senza legittima autorità, Sigismondo con altra lettera lo rimproverò per ricusarsi di andare a Costanza, a cui il Papa rispose, ch’egli non ricusava il concilio, ma sì il congresso convocato da Giovanni, poiché non conveniva al Vicario di Cristo esser soggetto all’usurpatoredel pontificato; ed avea ragione. Nondimeno il virtuoso Gregorio XII, che sinceramente bramava la pace della Chiesa, con lettera data in Rimini a’i3 marzo l4i5, die’piena autorità al Cardinal Domenici, e agli altri di sua ubbidienza, di ridurre a forma di concilio generale il congresso di Costanza, e vi spedì suo procuratore plenipotenziario Carlo Malatesta. Giovanni XXIII dopo aver giurato di rinunziare al pontificato se facevano il simile i suoi due competitori, fuggì da Costanza nella Svizzera (V.), favorito da Federico duca d’Au-