386 ino Mksertre t con lu dolce invocazione di Geiii, rese I' ultimo respiro. Nè sazio uucora l’clfei rato tiranno, volle die quel lu [ielle fosse empita di paglia e ricucita, portata sotto I’ ombrella rossa , insegna del capitano, e fra gl’insulti per la città; poi attaccata ad un’antenna della galea ammiraglia del navilio, qual trofeo di sua vittoria e infame turpissimo tradimento , la portò seco a Costantinopoli, collocandola nell'arsenale,ocomealtri vogliono in una moschea. Indi neli58o sottratta da Girolamo Polidoro, fu portata u Venezia e collocata iu un pilastro della soppressa chiesa di s. Gregorio cou i-scrizione, da dove a’ 5 maggio 15g6 fu trasferita in un’urua nella chiesa de’ ss. Gio. e Paolo, fra il i ? ed il a.“altare,essendo»! trovata intatta e palpabile, come notai nel § X, n. 19. Le teste di Buglioni, di Martmcngo, di Quirini e del castellano, il pascià le fece collocare in una cassa e poi le mandò in dono a Selim II, che le fece porre nel bagno. Il conte Ercole Marlinengo, ch'era Ostaggio, fu nascosto dall’euuuco di Muslafù finche la collera gli fu passata , e avendolo poi mostrato si contentò di donargli ld vita, tenendo- lo per suo schiavo. Tale fu la tragica sorte di Famagosta e de'suoi prodi, do- lio una resistenza di ben due mesi e mezzo,che resterà sempre monumento di gloria negli annali militari, e della ferocia de’turchi. Il conte Nestore Martincngo, che con onorato grado fece parte de’pro-di difensori,liberatosi dalla schiavitù, nella minuta descrizione dell’assedio di Famagosta da lui presentata al collegio, assicura che l'esercito turco era di 100,000 uomini d’ogni qualità , ma soli 5o,ooo pagati, fra’quali i4,ooo giannizzeri. Il Sereno invece narra, che de’ aoo,ooo i pagati erano 80,000, compresi 4*i<>oo giannizzeri,cavati da’presidii della Natòlia, Soria e Caramonia , ed anche della Porta. I venturieri da spada 60,000, e il resto d’ogni sorte di gentaccia; e la cagione che vi fossero tanti venturieri fu per la fama sparsa dal pascià, che F«t, I gosta fosse più ricca di Nieosia. Asvtitt I il eh. conte Girolamo Dandolo, che * t« I ter fare giusta stima della gravità deftt I cause che condussero la repubblica a per I dere Cipro, è da leggere la scritturi iat I tolato: Successo della guerra fatta eoa I Selim sultano imperatore de’turchi^ | s tifi emione della pace con lui cotte I sa, di 31. Francesco Longo, dal eh. eoa I te Agostino Sagredo indiritta al nardi I Gino Capponi con lettera ag agosto 184 c già fatta di pubblica ragione nell’Appendice n. 17 de\\’Archivio storn a ila liano. Il Longo fa toccare con mano 1 danni maggiori degli aiuti recati a Ventila dall’alleanza spaglinola, e 1‘ uopo»* bilità cui vedevasiridotta di sostenete p>ii a lungo In disegualissima lotta.— Me* tre le narrate dolorose vicende kce^ vano in Famagosta, i 3 generali d. Gì» vanni d’Austria,SebastianoVeniere Un c’ Antonio II Colonna, riferisce il pr«t Romania, riunitisi finalmente iicll’»g«»to del 1571 in Messina, aveano sotto il loro comaudo aao galee sottili, 6 galeazze,! < navi ed altri vascelli minori, e da colà a mossero (a’16 settembre dice il Lopp) nel seguente ordine. Precedevano eoa« antìguardo 8 galee comandate da Gio-vonni di Cordona generale di Sicilia, •« guiva Gio. Andrea Dona eoo 53 pK poi venivano i 3 generali con una llotla d’olire 61 galee, alle quali teneva dietro a breve distanza il provveditore Agogno Barbarigo con 53, formata alGae Ir retroguardia con 3ogalee Alvaro di Br»<-ciono marchese di Santacroce e generili di Napoli. La flotta cosi disposta teits giò (ino a Corfù.ove fu tenuto constg^ sul da farsi, e dopo luoghi dilwltinio •' prevalse l’opinione del generai ' rotei < del provveditore Barbarigo, che si avr*-•ero a cercare i turchi per venire a g*“* nata, troppa vergogna essendo dopo I-*1» lo apparecchio di guerra, tanto ilrt“*“ speso , tonte gravezze uu|w»te a tante belle speranze eccitale, toroaise>,‘