tegola, clic si era da loro professata, ..„■lo allora a’ministri «Iella s. Sede in julia e lue isole grande impaccio. Di q„etta disposizione «ssai si gravi» il se-tulo, ijnasi stimando che fossero state prie nella disposizione anche le loro ; cole adunanze religiose. E tanto so- il irnato vi s'impegnò, che vietò ad d'abbandonare l’antico loro soggiorna tenia il suo espresso comando, temen-ilu che co’ loro beni si volessero formare I -nefiii ecclesiastici: persuaso poi dal prelato nulla volersi di questo, fece eseguire U bolla. Pubblicò similmente il nunzio l*r tutto il dominio veneto la bolla di l>roscriiione delle Proposizioni cinque. ,h Gùtnsrnio (V.), e su di che vide coin-(mire in Venezia due partiti di dottori ilclla Sorbona, i quali erano già itati in Itoma, gli uni per impugnarle, e gli altri per difenderle secondo un certo loro lento, incili non le stimavano aliene dal- li dottrina cattolica. Si trattennero que* ili del tempo in Venezia, e in Padova, »•e comunicarono le loro erronee opinioni con alcuni professori di queU’uni-•ertilà, mostrando con ciò di non essere gran fatto contenti della maniera con cui ({nelle erano state ascoltate in llomu. I i dottori sparsero una erronea scrittura, che fu mal seme di trista pianta, onde non pochi rimasero impaniati dagli errori de’ giansenisti, ripetutamente dipoi condannati da’Papi sempre attenti e vigilanti custodi de’dogmi e verità cal-toliclie. Durante la nunziatura del Doc-capaduli nacque ne' buoni due volte la speranza di poter fare che in Venezia vi fossero richiamati i benemeriti gesuiti, (he u’erano itati rimossi per lo zelo di cui li mostrarono accesi a favore dell'io* lerdetto di Paolo V, non da loro provocalo,come la calunnia fece malignamente ■ federe, ma dalla politica versatile della Spagua, che istantemente istigò il Pa|>a a pronunziarlo, onde questi poi uè pianse c ■>c provò grande aflliziouc e titubanza di * nlcrsi strascinalo a sì grave passo da quel- 5ai la, che colle sue orti a un tempo fomentava contro di lui i veneziani I Pel ritorno de'gesuiti in Venezia, il nunzio u» nito ad alcuni nobili della famigliu Donati, ed ai patrizi Francesco Pisani, Girolamo Bragadino e al cav. Callista Nani, vi ti adoperò con grande ardore, cercando di dileguare ogui impedimento che vi potesse recar sopra ; e ciò tanto più |>ercbè dal comune delle persone scor* gevasi, aver la causa piuttosto vestila la natura d'impegno, che di alcun demerito, il quale fosse mai stalo trovato iu quegli esemplari religiosi. Uisulta da'do* conienti del Cicci, che il Cardinal Fede* rico Cornaro giuniore patriarca di Venezia, era stato amministratore ddl'en-trate che aveano avuto nel dominio veneto i pp. gesuiti; e che tuie ammini* strazione quantunque non rendesse che assai poco, lasciando stare il piacere del* la bella villa di Stigliano nel Trevisano (peruu giusto sollievo a'mneslri e agli studenti nelle vacanze autunnali, per rin* francare lo spinto, come altri ordini, massime insegnanti), pure ti desiderava da mg.'Girolamo Gradeuigo coadiutore del patriarca d’Aquileia suo fratello. E similmente che la compagnia di Gesù, per sovvenire a’bisogui della guerra che i veneziani aveano co’turchi, olfrisse da i io,odo ducati, i quali non si vollero accettare da quelli, stimando non esservi il loro decoro, e che anzi gli avrebliero ricevuti piuttosto per ninno del Papa c sotto colore d illi sussidio, che gli li porgesse a conservazione della cristianità, che per quella guerra stava in pericolo. Siccome pure t’intende da’ documenti, che per appianare tutte le cose doveste da Ferraru passare a Venezia il p. Giugni. Del ritorno de’gesuiti in Venezia, in altri tempi avea preso a trattare il re di Francia (ti vorrà alludere alle trai-tative del Cardinal Gioioto). E da’Donati era italo mandato in Coma, por trattare di questo medesimo aliare col p. «¡cuciale della compagnia, (ilo. Na*