rando l’intimazione fattagli dal comandante del lido Domenico Pizzamano, di allontanarsi, essendovi una legge generale che proibiva l’ingresso a’basliiuenti armati di qualunque insegna straniera, il comandante francese rispose con arroganza a questa intimazione,onde i soldati schiavoni che presidiavano il forte s. Andrea gli scaricarono contro 9 cannonale a palla, ed altre da alcuni piccoli legni sui quali temerariamente avea fatto in precedenza tirare le sue artiglierie.Per l’odio che ormai si portava contro il nome francese, la ciurma d’una galeotta vicina, composta di schiavoni, essendo stata assalita, abbordato il vascello, si scagliò sull’equipaggio formato di 4® uomini ; dopo averne feriti 8 e uccisi 4, troncarono la testa a Laugier (nel § XVIII, 11. 13, col cav. Mutinelli, Annali Urbani, dissi 13 trucidali compreso Laugier) nell’alto che voleva incendiare la polveriera, e poscia predarono tutto, essendo carico di niuuizioni da guerra. Gli altri dell’equipaggio foggiti a nuoto, molli si annegarono^ diversi furono falli prigioni. Questo fatto pose in ¡scompiglio quasi l’intera città, come fosse stata assalita, molti accorsero alla difesa, finché saputosi 1’ avvenuto tornò la quiete in generale. Il governo, tenuto cousiglio, lodando la condotta de’comandati e della truppa regolare, disapprovò gli eccessi commessi dagli schiavoni, e dispose che si restituissero le cose tolte. Quindi alcuni esclamarono, non esser più tempo d avere alcun rispetto a’francesi, che dimostravano cosi apertamente i loro pravi disegni : doversi il senato ricordare nna volta gli esempi d’intrepida virtù de’loro maggiori. Se non che coloro che erano bramosi di cose nuove, che temevano pei loro beni di terraferma, e che sognavano poter sussistere libertà conceduta dallo straniero, esagerando e dicendo formidabile la potenza de’francesi comandati dal fulmiue di guerra Napoleone, senza forze da potergli tener fronte, 645 intimidirono tanto gli animi, che venne decretato doversi dare a quel generale in capo accurata notizia dell’infiusto accaduto, e colla restituzione del tolto offrirgli le riparazioni che domandava. All’epoca di tali disposizioni, in Venezia si sperava, che i francesi assediati ne’castelli di Verona fossero astretti a capitolare; si sapeva che i paesani armati e-runsi impadroniti del forte della Chiusa, e fatto man bassa della guarnigione francese ; che a Castiglione erasi disarmato un loro distaccamento, e ch’erano avvenuti fatti molto seriia Deseuzano, a Chiari e a Valeggio. Formava pure un soggetto di speranza pe’veneti l’avvicinarsi della colonna austriaca del generai Lau-don, perchè ancora s’ignoravano i preliminari di pace segnati a Leoben a’18 a-prile,che già riportai. Sebbene i veneziani da qualche tempo aveano sospetti e timori sull’indennità segreta per l’Austria fissata sugli stati veneti, quando la conobbero destò in loro grandissimo stupore, indiguazionee ira nel sentire come a Leoben, senza la loro raiuima intelligenza, erasi diviso segretamente la maggior parte delle provinole che dominava la repubblica di Venezia, col patto di compensarla colle tre legazioni pontificie, tolte colla prepotenza al suo legittimo e antichissimo sovrano, la s. Sede, rappresentata daPio VI. Nel tempostesso si venne pure a conoscere da Venezia,avere il generai Kilmaine preso possesso di Verona, e indipendentemente dalle misure di sommo rigore e di spoglio praticate d’ ogni specie, e indipendentemente pure dal disarmo de’paesaui, erano già in piena insurrezione contro la capitale gli abitanti della riva destra del Mincio, e finalmente che dal Milanese e dalla Piomagna a-vanzavansi verso le Lagune delle colonne francesi. Fu uu errore, dice 1’ Arte di verificare le dale, togliere tanta gente al proprio lavoro, colla leva in massa di circa 3o,ooo uomini, provocandoli a trucidare seuzu distinzione tutti i nemici