comparisce qual redi Lombardia edi Venezia, e questi servizi dovranno essere prestati nelle proprie mani del sovrano; ma nella patente non si disse della qualità speciale de’servizi di questi dignitari, che però devono giurare. In occasione però della coronazione di Ferdinando I in re d'Italia (sic), furono a ciascun dignitario assegnate lerispettive incumbenze secondo la circostanza, che il d.r Del Bue descrive. Parlando de’due cappellani della corona, i servigi che debbono essi prestare sono bastantemente indicati dalla stessa loro dignità. L’arcivescovo di Milano e il patriarca di Venezia prò tempore sono i cappellani, e la loro carica è vitalizia, ed inerente ad un’altra dignità ecclesiastica , mentre le altre cariche non sono che meramente personali. Come in seguito Francesco I creò allra eminente carica, col titolo di gran maestro delle ceremonie, così Ferdinando I dipoi nel 1841 aggiunse quella di gran dignitario del regno Lombardo-Veneto, pel tenente maresciallo De Dartoletti, capitano della guardia nobile Lombardo Veneta, residente presso la cesarea corte, essendo tale dignità senza denominazione e conferita come inerente alla qualità della rappresentanza. Quel corpo fu istituito colla residenza in Vienna nel 1840 dal medesimo Ferdinando I. Le succenuate grandi cariche di corte diconsi interne, 0 differenza delle altre minori dette esterne, che sono quelle di coppiere, scalco e scudiere, per le quali però si addomanda il grado nobile. Ora dunque, Ferdinando I volendo religiosamente tenere la parola data a’deputati veneziani di recarsi dopo que’ri li nelle loro provincie, vi giungeva a’27 settembre 1838,cioè pochi giorni dopo l’incoronazione, in compagnia del- I imperatrice Maria Anna(donala daGre-gorio XVI della Rosa d’oro benedetta), prima a Verona, donde per Vicenza e Padova, da per tutlo festeggiato, a’5 ottobre si recava per Lizza-Fusina a Venezia,con quell’illustre accompagna inen- 763 to che descrive il cav. Mulinelli, dicendo persino dove ciascuno alloggiò. Esso si compose degli arciduchi Francesco Car- lo suo fratello, Giovanni, Luigi, Ilanieri viceré coll’arciduchessa vice-regina Maria Elisabetta di Sardegna, dell’arciduchessa e imperatrice M.a Luigia duchessa di Parma, degli arciduchi Ferdinando e Massi indiano d’Este, di Francesco IV duca di Modena, del prinoipedi Mettermeli cancelliere dellacasa imperiale, della corte e dello stalo (oracolo e nestore della diplomazia europea e conservatore della pace, al quale in testimonianza di grato animo pel suo attaccamento alla s. Sede, Gregorio XVI inviò in dono, con breve pieno di benevole e onorevolissime espressioni, per le sue grandi benemerenze, un sontuoso alture, composto di preziosi marmi, adornodi metalli di squisito lavoro romano, ed arricchito di molte insigni reliquie; altarechedal principedi Mettermeli fu collocalo in una magnifica chiesa dalla sua pietà edificata. Morto il Papa, il principe per divozione ini fece domandare lina di lui Scarpa; ed io con tuia iscrizione gli mandai una di quelle indossate da Gregorio XVI nel duplice abboccamento con Nicolò I imperatore delle Russie; quindi a lode eterna del Papa e del principe, tutto dichiarai ne’due ricordati articoli), del contedi Kollowrat-Liebstein-sky ministro di stato, del conte Clam-Martinitz aiutante generale dell'imperatore, del consigliere aulico Gerway, del corpo diplomatico con alla testa mg.'Lodovico Altieri arcivescovod’Efeso nunzio apostolico (che il cav. Giuseppe JBattag-gia console pontificio decorosamente alloggiò nella casa di sua proprietà adiacente alla sua tipografia Emiliana ), inclusivamente all’ inviato straordinario e ministro plenipotenziario dell’ordine sovrano Gerosolimitano conte di Kheven-huller-Metsch, ed all’ambasciatore di Turchia Rifuat bey. Inoltre il cav. Mulinelli compilò e scrisse a parte, e graziosamente mi donò: Dell' avvenimento di