,sli nò a li vocale le leggi staWlite, nè uincgnare i due ecclesiastici delinquenza signoria anzi, per mezzo dell’am-i-ciatore Nani, fece intendere al I’apa. Che il senato, nè per digni tà, nè percou- 0,»lione della libertà, nè per ragione 1, buongoverno non le havrebbe mai rimate: die queste erano leggi tutte ansile nella repubblica avvenga che rino-»ate et ampliate alcune di loro frescamente: eh’essendo state comportate da unti altri Sommi Pontefici, non sapeva ercliè si recassero s\ fatta noia a Paolo \, se non era per puoca inclinatione, ch’e-;li avesse foisi per altro a quella repubblica; essere li beni ecclesiastici nel dominio venetiano cresciuti a segno che oc-cubavano fa terza parte delli stabili, et che seda queste leggi non fusseraffrenato ilcoutinuo loroaugumento a breve anserebbe ogni cosa alla Chiesa E qui portava in campo la signoria parecchi e--cui[)i di simili regolamenti anche in altri siati cattolici, senza che i Papi se ne "ero opposti. E quanto a’processi degli ecclesiastici accusati di delitto, appoggia-«asiella a’piivilegi accordati da Sisto IV, Ja Innocenzo Vili, da Alessandro VI e 'la Paolo III ; all’uso antico ed immemorabile, a cui non aveva mai contraddetto *erun Papa; e persino ad una incontratila autorità della repubblica, nataqua-» >1 un solo parto con essa. Intanto il do-^e Marino Grimaui morto a525 dicembre i6o5, fu sepolto in s. Giuseppe di Castello, e sulla parete dopo il 5.° altare * luinou che alla moglie Morosina Mo-'“'UH, 1 ultima ad essere con solenni for-'l'liti pubbliche coronata dogaressa’, • '-une eretto uu grandioso monumeu-’ °Pcl'a non pura nè elegante di Viu- •< nzo Scamozzi ; le statue, i bassi rilie-" Lll i getti di bronzo si lavorarono da "| mamo Campagna. Il suo dugado sa-“ stato pacifico, se nel fine non fos-^tiio turbalo col cotdlillo che vado i "jiamlo, poiché del resto Venezia *1 '!■ lui vide abbondare la vetlova- glia, accresciuto l’erario, adoruala se stessa. 33. Leonardo DonatoXCdoge. A’io gennaio 1606 fu eletto, e secondo VArte di verificare le date, mentre trovavasi ambasciatorea Roma, onde il senato prese cpiindi cognizione de' brevi presentati dal nunzio nel precedente Natale, quando era moriente il doge predecessore, e rifiutando di sottometlervisi, inviava Pietro Duodo in ambasciata a Roma per i-spiegnre a Paolo V i motivi del suo rifiuto. Il veneto biografo di questo doge Casoni, rileva che con giusto criterio il portoghese Macedo, ne’ suoi elogi poetici, ha paragonate le virtuose prerogative del Donà cavaliere, procuratore di s. Marco e doge, a quelle di Quinto Cecilio Metello il Numidico; ed in vero, se questo romano, egli continua a dire, sopraffatto dall’iniluenza di Caio Mario, cui avea esso aperta una prima strada alla gloria, adoprò virtuosa moderazione, imperturbabilità e decoroso contegno, a fronte dell’auge in cui vedeva sollevato il di lui competitore, con tanto rischio di sua propria rinomanza, onde ebbe laude da’po-steri, altrettanto merita encomio la prudente e accorta condotta da questo doge adoprata nel procelloso periodo del regime suo,secondo il medesimo biografo(non intendo bene l’allusione, sembrandomi fargli torto il supporla a Paolo V, e che nel conclave si fosse adoperato per lui). Il giorno stesso della coronazione di lui, a’ 12 gennaio, divenne malaugurato pel popolo, che per essersi spezzata da fortuito accidente l’asta che reggeva il vessillo della repubblica, ue trasse infausto presagio. E in vero, continua a dire il Casoni, la religione e la politica involsero sempre più nel principio del suo dogado la repubblica nella più delicata e scabrosa veiteuza, perchè Paolo V appenadivenu-to Papa cominciando ad esaminarci decreti de’principi italiani, pregiudizievoli all’autorità e dignità della Chiesa, nc scuoptì di lesivi nello statuto de Venezia-