3go siili!mente anelili dispreizato. Fu per questo ch’egli si mostrò titubante a imprender pubblica opera in bene de’giovanet-ti, a cui sentivasi fortemente inclinato, mentre andava intanto informando il cuore e la mente a sì nuova e sublime vita. Ma Dioavea preparato nel suo Marcantonio un fratello di egual pietà e animo, di medesimi sentimenti e amore pe’ giovanetti. Il quale mal soffrendo che forse sopra Io zelo avesse a vincerla l’umiltà, e che un tesoro di tante doti avesse a starsene con sommo danno dell’anime sempre in occultò; tanto parlò, tanto fece, interponendo anche persone piissime e autorevoli, precipuamente il celebre e dotto ex gesuita Luigi can. Mozzi di Bergamo, che dandogli 1’ ultima scossa lo vinse nell’umili ritrosie, e l’opera fu cominciata. Se il fratello negl’inizi n’ebbe la parte principale, egli infiammato di zelo vi die’mano, e sempre poi gli prestò assistenza efficacissima e instancabile; la sua ingegnosa umiltà traendone conforto, con ingenuamente persuadersi e parendogli di poter far credere anche ad altrui, non punto esso ma il fratello aver lutto il merito di quanto ben si operava; non punto a lui ma sì allo zelo, all’operosità, alle fatiche, alle pene del generoso e piissimo fratello tutto doversi, se l’opera in mezzo nll’angustie, travagli,perico- li, contraddizioni, non pure reggevasi immota., ma prosperava altresì vigorosa, e diveniva ognor più feconda. Non pertanto il suo nome, i suoi meriti furono conosciuti, ammirale le virtù splendenti di fulgida luce dalla gerarchia ecclesiastica e civile. All’umiltà accoppiò vivo e pratico amore di povertà, distacco e disprezzo per ogni cosa di questa terra, per esser tutto amore per le cose celesti, e tutto ardore nell’amar Dio. Persino il cibo prendeva per la necessità di sostentarla vita, ma non per gusto giammai, benché nato nobilmente ricco, allevato negli agi e nelle lautezze, alle quali rinunziò spontaneo e lietissimo se ne spogliò, impove- rendo per alleviar l’altrui miseria, toglier d’angustia e mutar la condizione degl’indigenti. Proclamava la povertà base sicura, fortissimo antemurale dell’ istituto ; trepidando con pena della futura ricchezza possibile della congregazione. Altro oggetto di tenerissime sollecitudini erano al cuore del p. Antonangelo gli ammalati, ed ebbe frequenti occasioni di sfogarle. Voleva che si lasciasse ogni cosa, ma che l’infermo fosse assistito, e per lui doversi fare qualunque sagriflzio. Frequentò tanto l’ospedale degl’incurabili e con tale zelo e successo spirituale, che il temperamento eccitabile de’suoi nervi gli fece patire incredibili sofferenze. In un coll’opera de’giovanetti, aperse la casa di pio rifugio a donzelle, ond’ ebbe origine questo femminile istituto, che ormai conta io lustri di esistenza. Or queste figlie aveano da lui pascolo non solo al corpo, ma ancora all’anima, con dolcissima carità. Cominciò la cura de’ giovanetti con accoglierli in pubblico in numero ristrettissimo, non più che 9 furono i primi, i quali divennero altrettanti apostoli zelanti di attirar altri a quel padre, subito che n’ebbero provata la carità. Chi mai potrebbe descrivere sì vero padre tenerissimo in mezzo a’suoi giovanetti ! Mai sempre grave, composto, modestissimo in ogni suo atto e parola , sicché metteva il solo vederlo altissima riverenza; pure era amabile, attraente, onde la sua presenza era di gioia a tutti, era un contento ineffabile 1’ essergli appresso, una beatitudine lo stringersi d’intorno a lui, il baciargli la sagra mano, riceverne gli sguardi amorosi, udirne l’affettuose piacevoli e sante parole. Ma troppo vasto è il campo da spigolare, e con pena conviene che l’abbandoni, non essendo un elogio funebre, ma una vera vita, come già dissi: la messe preziosa si moltiplica sotto la falce, più se ne coglie e più sovrabbonda. Insomma il facondo e dotto dicitore dimostrò che la vita del p. Antonangelo de Cavanis fu quella di