detti ritiri altri ]ve ne fossero non nominati ne’docuroenti, ne’quali neppur si fa menzione del romitaggio già sopra la chiesa parrocchiale de'ss. Ermagora e Fortunato, benché il più famoso di tutti e forse il più antico, comechè a’ tempi di Leone X già riferiva i suoi principii ad epoca remotissima e immemorabile. Le antiche carte di questo sagro luogo fatalmente si perderono, e il più antico documento che ci resta é il diploma pontifìcio, con cui nel i486 Innocenzo Vili concede a Benedetta eremita abitante appresso la chiesa di s. Ermagora di Vene-zia il poter eleggere un sacerdote o secolare o regolare, per amministrar ad essa e all'altre due eremite di lei compagne Lucia e Caterina gli ecclesiastici sagra-menti. Passate poi a miglior vita le due eremite Lucia e Caterina , e subentrate in loroluogo nell’austero ritiro altre due, Giovanna e Margherita, la l.3 impetrò nel i5o6 dalla pontifìcia autorità di Giulio II di poter vivere nel povero romitaggio anche dopo la morte di Benedetta sunnominata, con una o due compagne, godendo la continuazionedel privilegio circa 1’ elezione del sacerdote, che ne avesse la spirituale direzione. Nell'anno stesso concesse con particolar indulto il Papa a M argarita da Cataro conversa professa del monastero osservante de'ss. Rocco e Margherita il poter trasferirsi al romitaggio dì s. Ermagora,per ivi, sinché vi* vesse, ritenendo il suo abito, servir di-votamente in quiete al Signore.Neì 1518 volò al cielo la buona superiora Benedetta, dopo il cui felice passaggio volendo le due superstiti eremite, secondo la facoltà loro impartita dall’indulto apostolico, associarsi un’altra compagna, loro si opposero il pievano e i titolati della chiesa, onde convenne alle buone donne rivolgersi all’autorità suprema della s. Sede, acciocché le conservasse nel possesso del loro privilegio. Rimise Leone X la cognizione della causa al Cardinal della Rovere penitenziere maggiore, il qua- 387 le con lettera de'2 3 luglio di detto anno incaricò il patriarca Contarmi, di dovere stabilire le due eremite, da lui chiamate monache sotto la regola di s. Agostino, nell’uso ed esercizio de’privilegi lorocon-ceduti dalla s. Sede. Col nome pure di Monache eremite recluse nel porticale de ss. Ermagora e Fortunato di Venezia dell'ordine di s. Agostino le chiamò nel i53g Papa Paolo III in un suo diploma di conferma a’ loro privilegi; dal che si desume, che sin d’allora si avessero le recluse scelta per direzione del loro vivere religioso la regola di s. Agostino. Mentre dunque a Dio servivano professando l’istituto delle suore agostiniane, insorsero contro di esse nuovamente i titolati di s. Ermagora, e presentarono le loro doglianze a s. Fio V per la loro giurisdizione offesa dalle recluse, che ricusavano di ricevere i sagramenti da’ sacerdoti di loro parrocchia. Ne fu dal Papa rimessa la decisione nel 1^71 ni patriarca Trevisan, che con sua sentenza decise a favore del collegio capitolare della chiesa. Ricorsero con appellazione P eremite al legato o nunzio apostolico residente in Venezia, e per giudizio del di lui uditore generale Silvio Gallasso, annullala la sentenza patriarcale, restò deciso che P eremile attualmente esistenti sotto la giurisdizione del patriarca, in un luogo da immemorabile tempo riputato per religioso, dovessero godere degl’indulti e privilegi loro conceduti da’ Papi. Fu poi confermala la sentenza dell’uditore uel 1576 da Nicolò Galerio vicario generale di Padova e delegato apostolico, ordinando poi il nunzio pontifìcio nel 1578 che le due uniformi sentenze dovessero puntualmente ed interamente eseguirsi. Liberale da ta- li angustie le buone religiose, si stabilirono con tal fervore nell’intrapresa maniera di vivere austero, che quantunque in ristrettissimo luogo provassero tutti gl’incomodi d’un’estrema povertà, pure ivi vollero fare a Dio un nuovo sagrifizio