Si i bardia, recaronsi in Venezia una folla di artefici, i quali con onore e profitto si occuparono nell’arte edificatoria.Pi imo del-I’ onorata schiera fu Pietro Lombardo, ammirato nella chiesa de’Miracoli, e già più ancora nella Certosa prima che si piangesse inutilmente distrutta; e di sua stirpe sembra che uscissero Martino Lombardo, autore della scuola di s. Marco, e Moro Lombardo, che condusse la chiesa di s. Gio. Crisostomo; certamente figli di Pietro furono Tullio eAntonioLom-bardo, i quali si direbbe che avessero,specialmente quando scolpivano, greca la mente e la mano. Essi vissero molla parte del secolo XVI, in cui l’architettura toccò il sommo della perfezione. A quest’epoca appartengono Bartolomeo e Guglielmo di Bergamo architetti e scultori di merito, il veronese Giammaria Falconetto, cui i veneti di preferenza occuparono nelle forti opere delle città di Terraferma, e Antonio Scarpagnino, la cui patria è incerta, il quale meritò lode per solidità e semplicità. In questo secolo si segnalò lo scultore e archiletto veneziano, il cui nome rimase conosciuto, poiché di tanti clip tali furono s’ ignora. Questo è Alessandro Leopardo, e ad onta che non avesse fatto allf-a cosa oltre i) piedistallo della statila equestre di Colleo-ni, è degnissimo di vivere immortale nella storia degli architetti. Conflotta di qup-sto modo l’arte delFarchilettare a buoni princìpii ? essa poteva nel secolo XVI a-vanzare così da non temere nuova rovina. Allo studio che facevasi in Roma delle simmetrie e delle forme degli antichi edifizi, a’disegni che se ne traevano degli eleganti ornati, e alla contemplazione della loro maestà e magnificenza, debbono i veneziani, che non solamente nella capitale e nelle soggette città, ma eziandio ne’luoghi villerecci di quiete e riposo,posseduti da’patrizi, s’innalzassero que’ tauli edifizi che mirabili per mole , lo sono pili ancora per la copia de’pregi in riguardo dell’arte. Michele Sanmicheli, Andrea Palladio e Vincenzo Scamozzi, questi vicentini e quello veronese, il fiorentino Jacopo Tatti detto Sansovino e il carrarese Danese Cattaneo tra’forestie-ri, ottennero siffatta benemerenza. Sanmicheli superò nella scienza dell’ architettura que’tutti che con lui studiarono in Roma, e fu l’inventore delle moderne fortificazioni, nella qual arte educò il nipote Gio. Girolamo, che vi ottenne molta rinomanza. Andrea Palladio ebbe a maestro il veneto Giovanni Fontana, di cui è opera grandiosa il pubblico palazzo d’Udine, avendo però imparato l’ottimo in Roma , che si manifesta nelle molte sue opere , e vi notò quelle leggi delle quali si fece sovrano maestro ne’ suoi preziosi scritti : lo ripeto, fu denominato il Raffaele degli Architetti. Lo Scamozzi suo concittadino , ne’ propri scritti sembra sprezzarlo, non pertanto nell’opere ne ritenne il carattere. In esse mantenne semplicità,correzione e maestà; ma i suoi arbitri) aprirono la strada a quelle stranezze a cui l’arte del disegno si abbandonò nel XVII secolo. Ma sia che alle tante fabbriche, le quali si conducevano in Venezia nel secolo XVI, non bastassero gli architetti suoi, di cui alcuno venne chiamato ad innalzar edifizi di grande rilievo eziandio fuori d’Italia; sia che si amasse d’ averne de’ forestieri, o per vederci varietà di maniere, o per accendervi emulazione; sia ancora che piacesse tentare sua sorte in una città, dove il merito era premialo: certa cosa è che molti artefici stranieri capitarono in Venezia a stabilii-visi. Primo tra questi vuoisi nominare il ricordato Sansovino, il quale vi alzò copia di edifizi insigni. A lui è dovuta doppia lode, poiché riuscì grande in due arti, nell’ar-chitettura e nella scultura. Aprì scuola in Venezia, che glie n’é grata, da cui u-scirono valorosi discepoli, i quali furono il suddetto Cattaneo, Pietro e Domenico da Salò, Alessandro Vittoria di Trento, oltre altri. Cattaneo magnifico nell’ar- ••