4?.6 preziosi arazzi tessuti sopra disegni di Raffaele, una salad’armi earnesi militari antichi, ed altri ornamenti; il palazzo già de’Morosini, poi de’ Sagredo, di stile ar-chiacutoe architettura del medioevo,con una scala nobilissima pregiata d’Andrea Tirali; ed il Palazzo volgarmente dettola Cà cl’ Oro o meglio Doro. Di esso due tavole abbiamo nell’opera, Le Fabbriche di Venezia, con il prospetto e parte degli ordini, illustrate dal Cicogna-ra e annotazioni del Zanotto. L’architettura precipuamente è greco-barbara, mista di arabo. Il prospetto non è interamente compito, denominandosi il palazzo Casa d’ Oro, non pel costume che aveasi anticamente d’indorare molta parte degli ornamenti esterni degli edilizi, come si disse, dal vedere che ancor ne resta qualche traccia ne’piccoli leoncini posti negli angoli del letto; ma sì dalla famiglia Doro, a cui appartenne anticamente. Tutti gli stili si vedono qui riuniti ed ogni forma d’archi, di colonne, di capitelli, di ornato: il gusto però che domina è I’ arabo. I grandi spazi, i incarnili, gli arabeschi, la merlatura del tetto e i cordoni che corrono al vivo degli angoli, sono interamente propri deH’anticostile orientale, noumeno che certe quadrature grandiose nelle forme d’ornato là dove i quadrilunghi a-vrebbero più adequatamele ricoperti i vani tra le finestre. Sembra l’edilìzio appartenere ad un’epoca posteriore alla ri-costruzione del palazzo ducale eseguita da Filippo Calendario, a cui si attribuisce, poiché non si parla dell’autore dagli scrittori delle cose venete. Eppure non solo é ricchissimo e vasto, ma singolare per la sua costruzione, diversa in tutto da quella degli altri palazzi in Venezia e-sistenti, il Dizionario veneto, oltre il rilevare che il palazzo fu edificato nel secolo XIV, restando incompiuto,dice che per un documento da non molto venuto in luce, chiaro apparisce che un tempo apparteneva alla nobile famiglia Doro, da cui certo ebbe il nome; ciò provò il eh. Zanotto, il quale nell’aggiunta che fece alla 3.“ edizione delle Fabbriche Vencte, rileva il vero tempo in cui fu edificato, che è prima del i3io. Alla sinistra ve-desi il Palazzo Corner della Regina, ora Monte di Pietà : ne parlai nel § XII, n. 16. Segue poi il palazzo Pesaro, ora Revilacqua, magnifico per la vastità, solidità e ricchezza, eretto dall’architetto Longhena; ricchissima pure è la facciata in 3 ordini, rustico diamanta-to, ionico e composito, ma molti le preferiscono la facciata più semplice ed elegantissima che guarda sul rivo. Viene indi la chiesa di s. Eustachio, di cui nel § Vili, n. 47- Ha in faccia il palazzo Fontana, poi Rech, ora Rraganze, ove nacque nel 1693 Papa Clemente XIII Rezzonico; indi quello Grimani,giàGus-soni, che si reputa architettato dal San-micheli. Dopo la chiesa di s. Eustachio sono i 3 seguenti palazzi: Contarmi, di stile de’ Lombardi, di scompartimento ragionevole, e coronato di frontespizio; Tron, ora Donà ; Battaggia, in due ordini d’architettura diLonghena, dicendo ilMo-schini che vi soggiornava Jacopo Tarma padrone d’una collezione di scelte stampe e pitture. In questo tratto del Cana-lazzo, alla destra è il palazzo Marcello, ove nacquero il celebre Renedetto, autore de’Salmi musicati, ed Alessandro Marcello che esercitò la pittura con buon successo, ora proprietà della duchessa di Berry. Segue il Palazzo Vendra• mini Calergi, a’ss. Ermagora e Fortunato, dal Moschini chiamato il i.° tra i magnifici della città per ampiezza, simmetria, ricchezza di marmi e comodità. N’è ignoto il valoroso architetto, il quale certamente non fu Sante Lombardo, come il Temanza sospettava. Sante allora non era nato, perchè eretto nel 148 1, quello vide la luce nel i5o4- Qui vi ha due pregiatissime colonne di diaspro ; le due statue di Adamo ed Èva, di Tullio Lombardo, le quali erano nel depo-