4°4 chiesa fuorché in s. Biagio, di già a tale oggetto assegnata, potesse celebrarsi secondo le costumanze del rito greco. Una metà dunque di detta chiesa fu per qualche tempo uffiziata da’ sacerdoti e frequentata da’nazionali greci ; ma riuscendo ciò e per la diversità dell’ idioma e per la differenza delle ceremonie ecclesiastiche di disturbo e incomodo non meno a’parrocchiani che a’ greci, determi-naronsi questi di cercare una chiesa, ove liberamente potessero soli esercitar la greca uffiziatura. Furono le loro prime mire per la cappella di s. Orsola, contigua alla chiesa de’ss. Gio. e Paolo, ed a-vendone nel 14-73 ottenuto permesso da Sisto IV, maneggiarono co’domenicani di essa qualcheaccordo. Non avendo tut-tociò avuto ellétto, continuarono i greci a dimorare in s. Biagio, ove previa licenza del consigliode’Dieci,nel 14gS istituirono la confraternita nazionale di s. Nicolò, composta di 2 5o greci,con legge in violabile d’esserne allontanato chiunque avesse osato di coltivare sentimenti opposti alla religione ortodossa : chiaro argomento, rileva Rodotà, dell’impegno in cui erano entrati que’primi (ondatoli, d’esser sempre uniti in comunione colla s. Sede. Frattantocresceridosemprepiù il numero de’greci abitanti in Venezia, seriamente si proposero fabbricare in sito opportuno la propria chiesa. Ne fecero riverente istanza, a nome de’soldati greci detti stradioti (o stradiotti, cavalleggie-ri albanesi o delle circostanti provincie della Grecia, che servivano i veneziani quando la repubblica dominava in quelle regioni), al consiglio de’ Dieci, e ne ottennero favorevole decreto a’ i4 ottobre 151 i, purché vi concorrere il beneplacito della Sede apostolica. Implorarono perciò i greci l’autorità di Leone X, il quale col breve Pro parte vostra, de' 3 giugnoi5i4, presso l’Ughelli, Italia sacra, t. 5, p. i 3 i i, ed il Bull. Pont, de Propaganda fide, Appendix, t. i, P-514> staimi ul Graeci Veneliis F.ccle- siam propriam habeant, col suo campanile e cimiterio, sotto l’invocazione di s. Giorgio martire, e di potersi eleggere e rimuovere un sacerdote cattolico, che esente da qualunque giurisdizione dell’ordinario, amministrasse loro i sagra-menti, facesse ogni altra funzione, e fosse immediatamente soggetto alla s. Sede, la di cui superiorità dovesse essere riconosciuta col censo annuo di 5 libbre di cera alla Chiesa romana in argomento di subordinazione; censo che non fu pagato mai, nè richiesto. Per innalzar dunque una magnifica chiesa e per disporvi l’a-bitazioni de’ sacerdoti, acquistarono i greci un dilatato fondo di terreno nella parrocchia di s. Antonino nel sestiere di Castello, deputando 5 uomini di senno della confraternita di s. Nicolò, perchè avessero cura dell’erezione, avanzamento e direzione della fabbrica. Concorsero a gara i greci così abitanti in Venezia che altrove a promuovere il sagro edilizio,di cui diè il modelloSante Lombardo, il quale attese alla fabbrica dal i.° di novembre 153g, in cui si gittò la prima pietra, fino al i548, nel quale gli fu sostituito Giannantonio Chiona, lombardo, come provò, co’ documenti dell’archivio greco, il prefato Giovanni Ve-ludo. La disposizione e ordine sono tali che niente più di meglio avrebbe potuto ideare un architetto di nazione e rito greco. Diviso il sagrario dal resto della chiesa, sopra l’interno altare di quello fu collocata un’immagine della B. Vergine celebre per molli miracoli. Inoltre vicino alle porte del santuario furono successivamente riposte le ss. Reliquie della vera Croce, una mano di s. Basilio Magno proveniente daCostantinopoli, un osso di s. Quirico martire alessandrino, un dito di s. Simeone Stilita, altro dis. Gio. Damasceno, un osso di s. Macario egizio abbate, altro di s.Gio.Crisostomo,altro di s. Teodora imperatrice vedova, altro di s. Teodora alessandrina solitaria penitente, altro di s. Policarpo vescovo di Smirne e