5o. Benedettine dé ss. Cosma t Damiano alla Giudecca. La badessa benedettina Marina Celsi del monastero di s. Matteo o Maflio di Murano, uon riuscendo coll’ esimie sue virtù a ridurlo al primiero fervore,desiderosa di servirea Dio in luogo di più severa osservanza, dopo ripetute istanze, ottenne dal vescovo di Torcello d’ essere trasferita al monastero di s. Eufemia di Mazorbo, di cui pure fu eletta badessa. Tosto però s’ avvide a-ver mutato luogo, tnn non la greggia. Tentati inutilmente i più forti mezzi per rendere le monache osservanti, pregò nuovamente il vescovo di poter vivere monásticamente colla pia religiosa Donata Trevisan, nella casa privata de’ fratelli. Ottenuto il permesso, nella solitudine trovò pace; ma eccitata da Dio alla fondazione di un monastero,colle sue fervorose orazioni per conoscerne il modo, giacche priva affatto di mezzi, ebbe in ri velazione essere volontàdivina che nell’isola della Giudecca cercasse la divota Elena e nella sua casa edificasse la chiesa e il monastero col titolo de’ ss. Cosma e Damiano martiri. Marina ubbidì, e fatta ricerca d’ Elena, la trovò sulle soglie dell’ abitazione festevole in vederla. Ma* infestato il motivo della venuta,la pia donna esultante offrì la propria casa ealcun’al-tre contigue di sua ragione. Allora Marina implorata 1’ assistenza del doge Gio. Mo-cenigo, il senato neconcesse licenza,e pel suo ambasciatore Zaccaria Barbaro ottenne le bolle necessarie da Sisto IV nel 148I, colle quali fu autorizzata a fabbricare chiesa e monastero, e d’ introdurvi monache osservanti Benedettine, co’ privilegi dell’ ordine. A’ 20 luglio il patriarca Girardi benedisse lai.’pietra da porsi ne’ fondamenti della chiesa, e ridotta a perfezione la fabbrica, a’2 1 marzo l4g* costituì Marina Celsi in 1.* badessa. Per 27 anni mirabilmente governò il monastero, e il patriarca Coularini se ne servì per riformare quello di s. Secondo nel i5ig. Ivi fu badessa per 6 unni, finché morte le monache conventuali e soppressa I’ abbazia, ottenne buona parte di rendite al monastero da lei fondato, a cui fece ritorno nel i523, e pochi giorni dopo piena di meriti morì. Di poi la chiesa fu consngrata nel 1583 da Giulio Soperchio vescovo di Caorle. In essa si veneravano le reliquie de’ss. Titolari, un dilodi s< Secondo martire, 1’ ossa de’ss. Innocenti, i corpi de’ss. Liberato, Maria e Donata martiri, con tali attribuiti nomi trasportati da’cimiteri di Roma. Per la soppressione de’ regolari, le benedettine nel 1810 abbandonarono il monastero, che colla chiesa furono destinati ad altri usi* 51. Agostiniane dello Spirilo Santo< Maria Caroldo monaca di s. Caterina,per I’ardentissimo desiderio di fondare un monastero sotto 1’ invocazione dello Spirito Santo, fu aiutata dal fratello Girolamo segretario del senato, e dal pio prete Giacomo Zamboui, i quali comperarono un fondo capace nella parrocchia di 8. Gregorio, nel sestiere di Dorsoduro. Ottennero permessoe lode dal patriarca Girardi, e dal senato 1’ autorizzazione a’17 aprile i483. ludi disposta 1’. abitazione per le monache, il patriurca recotosi nel monastero Agostiniano di s. Caterina, domandò alla badessa Maria Caroldo un’altra corista e due converse ; concesse non senza ripugnanza, furono trasferite al nuovo chiostro, costituito monastero dello Spirilo Santo. Principii così felici, furono in breve turbati da gravi accuse insorte contro la fondatrice, giuridicamente riconosciuta innocente. Ma la monaca Cecilia Vacca, principale ac-cusatrice, appellò alla s. Sede. Fattosi nuovo processo, I’ abbadessa Caroldo fu deposta, e rinchiusa in luogo ristretto: ricorse ad Alessandro VI, che nominò commissari ad esaminar la causa, ma altro non si conosce. Intanto il monastero nel 1492 fu aggregato al celebre ospedale e ordine di s. Spirito di Roma, prerogativa confermata da Alessandro VI nel 14g3. Bramosi alcuni divoti secolari degli 33