2 1 0 sn Venezia e sua diocesi patriarcale, dichiara Tal). Cappelletti,nel t. g, Le Chiese d’Italia. >! A voler tessere, anche com-pcndiosanienle la storia de’ monasteri e de’conventi, che numerosissimi un tempo esistevano in queste nostre lagune, appena basterebbe un grosso volume: qui non farò che annoverarli, riserbandomi a dirne qualche cosa di più nel cap. XI della mia Storia della Chiesa di Vinezia, che unicamente aquesta materia dovrà essere consecrato. Qui dunque, seguendone a un bel circa la cronologica fondazione,incomincieròdal più antico”. Lo seguirò, quanto all'ordine cronologico e quanto all’esistenza o non esistenza, de’religiosi e delle religiose. Ma giovandomi dell'autorevole Stato personale del Clero, col Corner principalmente, e con altre notizie ed erudizioni relative, in confi onto sarò di necessità assai più prolisso.Ma forse,sempre riuscirà poca cosa, ponendo mente a tanto dotta e autorevole dichiarazione. E siccome andrei per le lunghe, se con tutto il detto dal Corner nelle chiese e case d' ogni istituto volessi procedere, pel moltissimo che mi resta a dire in questo mio articolo o piuttosto cenni del più importante, ad onta che, ripeto, l’argomento \eneziapel suo vasto complesso tutto speciale non si può affatto restringere in un solo e di Dizionario quasi enciclopedico , e conveniva in certo modo trattarlo come quello di Rotila, se questa non formasse un’unica eccezione; cosi sono costretto a seguire il metodo tenuto colle parrocchie, e quanto aU’esistenti ss. Reliquie, qui pure rinnovo l’avvertenza fatta per le chiese di e*se. Bensì e relativamente sarò più conciso colle chiese e chiostri de’ regolari e delle religiose, se esse o i loro istituti non più esistono in V enezia e sua diocesi patriarcale; però avendone lasciato doviziose memorie il Corner, il Cicogna e altri benemeriti veneti da loro eziandio ricordati, che con tanto amore e sapere illustrarono la patria storia. Quanto agli or- dini regolari d’ambo i sessi, di cui vado a parlare, siccome di tutti scrissi articoli, ancorché non più alcuni esistano, in essi si potino vederne le notizie. Nel § VIII notai, che la i." concentrazione, soppressione e chiusura di molte chiese seguì nel 180S, la e generale nel 18 i o, in differenti mesi, poi venendone demolite ig tra le da me enumerate. La concentrazione e soppressione de’con venti e monasteri cominciata neli8o6, si proseguì nel 1808, ed ebbe tristo e lagrimevole compimento nel 181 o, parimenti in vari tempi. Poscia seguì la chiusura di molte loro chiese , e successivamente la demolizione di quelle di cui vado a trattare. S'indemaniarono i beni sì delle chiese del clero secolare, e sì delle distrutte de’ religiosi e delle monache, oltre quelli de’ propri chiostri, a tanta diìtruggitrice tempesta solo restando eccettuati i monaci inechitaristi, ed i religiosi ospedalieri be n-fratelli, oltre le salesiane. Anche le monache greche esistenti fino al 1829, nel monastero vicino alla chiesa di s. Giorgio de’ Greci, di cui nel § XIII, u. g, siccome istituto straniero, come gli armeni inechitaristi, non furono soppresse: ambedue si considerarono stabilimenti nazionali. II cavalier M u ti nell i negli Annali delle Provincie Venete, riporta a p. 55 ei ig il novero della riunione cou altre di molte religiose corpo-razioni ne’dipartimenti ex veneti; ed a p. y5 e seg. tratta delle corporazioni soppresse. Ma egli osservò negli Annali Urbani di Venezia, a p. 55g, che Alessandro VII nel sopprimere alcuni inutili conventi, non eia contrario agl’interessi veri della religione , ed applicandone le sostanze a sollievo degli stati è farne un impiego legittimo e naturale. Si mostra sorpreso, come si biasimi Giuseppe II per a-ver egli pure annullato molti conventi inutili (sic); e come invece si continui a lodare a cielo I’ antica pietà veneziana , quando Giuseppe li non fece che seguir gl’impulsi dati peri primi da’veneziani.