si aprì nell’ arsenale la nuova porta di mare, porzione di quest’isola delle Vergini, verso tramontana, si distrusse per dare una direzione retta al nuovo canale, che dalla porta medesima si dirige a quello de’Marani: l’isola quindi allora perdette non poca area d’ ortaglia. Della chiesa esistono alcuni avanzi, e due ordini di colonne sostenenti la nave principale. il. Conventuali minori di s. filaria Gloriosa de’ Frari. Il gran patriarca e serafico fondatore del prodigioso ordine Francescano, s. Francesco d’Asisi, reduce dall’Egitto per restituirsi in patria, approdò a Venezia, e ritirossi per amore di solitudine nell’isoletta non lungi da Durano, ove eresse con giunchi e legni tessuti un piccolo oratorio, vi operò miracoli e ne partì verso il 1220. L’isoletta per lui prese il nome di s. Francesco del Deserto,come dirò nel § XV1 11, n. i 1. Volato al cielo nel 1226, alcuni de’suoi più fervorosi seguaci si portarono a Venezia per ivi fondare all’ordine un convento. Per gli esempi di santità e buon odore d’o-gni virtù, spogli precipuamente d’ ogni alletto umano, si conciliarono tosto l’amore e l’ammirazione della città. Imperocché, sempre occupati nell’orazione, ed in altri pii esercizii, viveano di semplice pane mendicato, e spesso dormivano all’aperto ne’solloportici delle chiese di s. Silvestro e di s. Lorenzo; finché cominciarono ad avere notturno alloggio nelle case de’divoti. Acciocché uomini di conversazione sì santa si potessero stabilmente fermare in Venezia a beneficio comune del popolo, fu assegnata loro l’antica abbazia di s. Maria già de’monaci benedettini,nel sestiere di s. Paolo.Quanto all’epoca varie sono le opinioni, e meglio pare ne’principii del 1236, sebbene già nel 1232 i frati minori trovavansi in comunità a Venezia , come si trae da un diploma di Gregorio IX; anzi da altro documento si ricava, che Giovanni Ba-doaro nel 1234. donò a tulio l’ordine 257 una sua casa confinante colla chiesa e a-bitazioni de’religiosi. Ottenuta la detta chiesa e l’onguste abitazioni dell’ abbandonata badia, cominciarono la magnifica chiesa che si ammira, e il convento che poi dilatato per la sua ampiezza si disse la Casa grande, principiandogli acquisti pel suo ingrandimento, oltre il ricor* «lato, quelli del 1255 e 1265 fatti ad hoc dal doge Zen pel comune di Venezia a nome de’frati minori. Intanto disponendosi le cose opportune per la fabbrica deb la sontuosa chiesa, nelle fondamenta pose lai.* pietra, e da se benedetta, il cardinal Ubaldini legato apostolico, sotto l’invocazione di Mitriti Gloriosa, per distinguerla dalle molte altre già dedicate in Venezia alla Madre di Dio, ed assegnandole per festa la sua gloriosa Assunzione in cielo. Da’ possessori frati fu poi chiamata volgarmente de'Frari. Contribuì alla sollecita erezione del gran tempio la pietà de’patrizi, e quella del popo- lo eccitata neli28odal già minorità Nicolò IV con indulgenze a chi offrisse sussidii. Il più abbondante, col quale si avanzò al compimento l’edifizio, derivò dal pio legalo di Marco figlio del doge Pietro Ziani e conte d’ Arbe , che ricordai nel voi. XXVI, p. 80, e disposto fin dal 1253. Così nel corso del secolo si ridusse a tal perfezione la vasta chiesa, di cui si rese benemerito con ragguardevole oblazione il doge Francesco Dandolo; e fu poi solennemente cousagrata a’ 27 maggio 1492 dal minorità fr. Pietro di Traili vescovo di Telese. Il campanile comincialo con nobile e robusta architettura nell 36i, da Toouuaso Viaro coll’esbor-so d'8,000 ducali, fu poscia nel i 396 interamente compitoda’uegozianti milanesi e modenesi. Corrispondente alla maestà dell’altre fabbriche, si formò la sagrestia , ed il santuario si costruì di scelti marmi per conservarsi le seguenti reliquie, ornamenti i più nobili dello splendido tempio. Primeggia una goccia del prezioso ss. Sangue del Redentore, e di-