526 panni d’oro e di seta tessevansi, dando* si a quest ultimi colla tintura,senza che noto fosse ancora il chermes, un colore di porpora vivacissimo. Già si lavoravano altri panni e drappi eccellentemente ad uso di Damasco, detti perciò dama-schi, altri a foggia di que’d’Ormus, detti quindi ormesini, zendadi, velluti, guar-nelli e tabi. Per la venuta de’ peritissimi lucchesi in Venezia in quel torno, come già rilevai nel citato § X,e n. 32,viemmag-giormente si perfezionò nelle tessiture e nel disegno il setificio di Venezia), nelle concie di pelli, nella costruzione delle navi e delle barche, nella preparazione de’colori, ne’lavori d’acciaio, di ferro, di rame e di piombo, nelle raffinerie di zucchero, nella distillazione dell’acquavite e rosolii, nella fabbricazione dell’aceto, nelle tintorie, ne’ torchi da olio ec.; oggetti di minor conto essendo i ricami delle stoffe, i lavori di bronzo, i cappelli di paglia e di trucciolo, le campane, gli strumenti e le corde armoniche, la legatura delle gioie, i mattoni, la calce, i merletti ec. Scrisse Girolamo Francesco Zan'etli, Dell’origine di alcune arti principali appresso i Veneziani, Venezia 1758. Con tale opera si propose di provare, che Venezia è una delle prime città dell’Italia in cui siansi coltivate le arti. Ma costituiscono rami importanti le manifatture e le fabbriche di cererie, di sapone, di teriaca, le colitene o fabbriche di vetro di diversicolori ad uso di collane, corone e simili lavori, e canna di conlerie chiamasi quella canna di vetro, con che si fanno tali mercanziuole; delicati lavori di Vetro, alcuni de’quali sono qualificati merletti vetrificati, sodio leggero dell’arte di cui Venezia conserva il segreto; come della Venturina arlifiziale bellísima, e tale da eguagliare la naturale, ch’è una gemma con macchiette o vene d’oro come il la-pislazzolo, sopra un fondo di color muschio o calie. Più generalmente si dà il nome di veuturiua ad alcune pietre d’or- dinario della natura del quarzo o del feldispato, le quali presentano sur un fondo colorato e semidiafano, una quantità di piccoli punti rilucenti del colore dell’0- 10 e dell’argento, dovuti o a qualche cavità della pietra piena d’aria, o a qualche pagliuola di mica o d’altra sostanza lamelosa, di cui non può conoscersi la natura per la piccolezza delle particelle, come ricavo dal milanese Dizionario delle Origini. Questo aggiunge, che se ne trovano in Ispagna, in Siberia, nel Piemonte, in Boemia; e che il Magalot-'ti dice essere opinione, che la venturina si generi sotto le fornaci de’vetri, benché non così singolarmente che si vada a colpo sicuro di ritrovarla; e che per ragione di questa irregolarità si chiami venturina, onde fu detto che se ne fa pure artificiale. Dirò inoltre col veneto Cazzarmi, Dizionario enciclopedico: Lasciando dell’ etimologia, è un fatto che a Venezia (e forse soltanto a Venezia) si fa della bellissima venturina, ricercata assai e di notevole pregio. Interessante è l’analogo pubblicalo sulle conterie venete e l’avventurina a’23 dicembre 1853 dal Corriereltaliano in Venezia,e riprodotto dal Giornale di Roma a p. 18. La produzione degli smalli e delle perle, delle in generale conterie, costituisce tut-togiorno un ramo interessante di commercio indigeno ed esclusivo di Venezia, come lo era un tempo tutta l’arte vetraria, donde poi ebbe origine e modello la maggior parte di quelle manifatture di vetro che fioriscono attualmente in Europa. Se ognuna di tali produzioni eccita mai sempre la meraviglia e la sorpresa dell'osservatore e per la singolarità della fabbricazione, e per la forma molteplice delle perle e delle margherite, e per lo svariato colóre e la levigata superficie del vetro, merita però senza dubbio uno sguardo di preferenza il capolavoro degli smalti , 1’ avventurina artificiale. Questa celebre composizione rappresenta un fondo giallo oscuro rifulgente per