serviva all’antica accademia di pittura, ora residenza dell’ufficio di Sanità marittima; e parlo di essa, come delle precedenti accademie artistiche, ed eziandio di quella di pittura, scultura e architettura nel § XIV, n. 2; mentre dell’ architettura, della pittura, delln scultura e di altre belle arti di Venezia, e degl’illustri cultori di esse, ragiono nel § XVI, n. g. — L’accademia delle belle arti attuale venne istituita con decreto de’ 12 febbraio 1807, eguale a quelle di Milano e di Bologna.L’ediiizio a quest’uso destinato, è una unione di fabbriche di vario tempo e carattere. Mirabile è ciò che ■vi rimane del grandioso edifizio eretto da Palladio, che nel monastero voleva lasciare un’ idea delle case degli antichi romani; e n’è buona l’esteriore trabeazione modellata dal Selva al fine,che nell’interno si avessero quelle due nuove amplissime sale, od uso di galleria o pinacoteca, la cui 1 .“pietra si pose il dì 3o aprile 1821. Riferisce il cav. Mutinelli negli Armali delle provincìe venete, poiché di quest’edifizio costituito in 3 fabbriche, assai diverse nell’uso, nel carattere e nel-1’ altezza dell’ impalcatura far si voleva una accademia, opportunissimo a quell’oggetto lo sapeva tale rendere l’architetto Gio. Antonio Selva, discepolodot-tissimo del Temanza , raccoglitore di gran fruito ne’suoi lunghi viaggi, ed autore delle tante opere di cui accuratamente ne dà il novero, e ristaurato dal eh. prof. architeltoFrancesco Lazzari autore: Dell’ edifizio Palladiano nel Monastero della Carità, Memoria, Venezia co’tipi del Molinari 1835. Nella grande opera: Le Fabbriche di Venezia, sono riportate 5 tavole, inclusivamente a quella della nuova riduzione, del Convento della Carità, illustrate dall’ encomiato Selva con annotazioni, e aggiunta del eh. Zanotto. Il convento, o meglio canonica o monastero della Carità, fu la 1 fabbrica ordinatadal Palladio in Venezia. Disi grandioso e nobile edifizio era sol- 235 tanto eretto l’atrio, idue tabiini (o luoghi per collocare l'immagini de’maggio-ri), la scala a chiocciola e parte del chiostro; ma a’16 novembre 163o fatale incendio consunse il pezzo più interessante. Si crede il fuoco derivato dal teatro di legno, che Palladio avea costruito all’uso antico nel 1565 per la rinomata compagnia della Calza; e si suppone che l’avesse eretto nell’atrio del convento. Nota il Selva , che quest’ illustre edifizio dal 1797 al 1807 servì di caserma a truppe di passaggio , e quindi soggetto a molti danni. Disposto per sede dell’accademia di belle arti, in unione all’annessa antica chiesa e alla contigua sala, con adiacenze che appartenevano a Ila confraternita della Carità, il solo riflesso di poter conservare il resto dell’opera Palladiana che andava a perire, valse a mitigare nel corpo accademico la dispiacenza per le rigettate sue rimostranze per la disagiata situazionee per le molteplici inconvenienze alle quali si andava incontro nell’a-dattare al prescritto oggetto 3 fabbriche cotanto diverse nell’ uso, nel carattere e nell’altezza delle loro impalcature. Nell’aggiunta del rispettabile Zanotto, ricavo il sunto delle seguenti notizie. Il lato rimasto superstite dall’incendio dianzi accennato, avea tali danni sofferto, che l’accademia invocò la sovrana munificenza a porvi riparo, la quale nel 1829 vi aderì e die’ l’incarico di dirigere la gelosa o-pera al lodato Lazzari. Questi per amore all’arte,osservate alcune particolarità nella fabbrica non da altri avvertite, le raccolse nel laudato opuscolo. Disse fra l’altre cose in questo, che l’ediiizio, o almeno il lato in discorso a ponente, ebbe comincia-mento nel i56i. Nel ristauro ridusse in forma regolare il lato medesimo, perciò distrutti i due suoi archi sporgenti, che indicavano il principio de’portici, che girar doveano sui lati minori del chiostro, si trovò per quello a destra , ove la fabbrica si unisce a quella di recente eretta della pinacoteca, di costruire un arco con-