capata da 3 monumenti della famiglia Mocenigo. Quello del doge Giovanni fu condotto con maestà e nobiltà da Tul- lio Lombardo; quello di mezzo, al doge Luigi Mocenigo e a Loredana Marcello sua moglie, si architettò dal Gra-piglia; il 3.° al doge Pietro Mocenigo si condusse da Pietro Lombardo e da’ suoi figli Tullio e Antonio, di gusto e stile greco, lavoro finissimo. Elegaute e ricco è il i.° deposito di Girolamo Canal. Il vicino altare ha nella tavola con Maria Vergine, s. Tommaso, alcuni Santi e Sante, un lavoro di G. Cellino, che quantunque opera giovanile, è ammiratissi-mo. Il monumento di M. Lanza, che vi è presso, è lavoro del Barthel. Qui trasportato perdette del suo effetto. Eppure quanto senso non esce da quella donna quantunque ammanierata 1 Nel-1’ urna del vicino monumento vi ha le ceneri del già deplorato e celebrato Bra-gadin. Vi sta espresso il tragico fatto dall’ Alabardi. La tavola di s. Vincenzo, in 9 comparti, è del Carpaccio, o d’ altro contemporaneo, il quale sapeva di notomia e simmetria, e conosceva i principi! dell’ombreggiare. La i.* cappella ha una bella opera di Lattanzio Quereua, con la Deposizione della Croce. I due quadretti, sopra le porte, con Cristo battezzato e circonciso, sono due gaie opere e le migliori che abbiamo del Mera. Nella cappellina del Battistero ridotta alla più squisita eleganza, il quadro col Battista è del Lazzarini. Il grandioso mausoleo Valier, scolpito da parecchi artefici (altri lo dicono di gusto infelice), si architettò dal Tirali, che pure condusse la vicina cappella di s. Domenico: dove i 6 fatti di sua vita, 5 in bronzo e uno in legno,sono lodevoli cose del bolognese G. Mazza, che mori nel corso del lavoro. Volgendo alla crocerà, vi ha nel pilastro una figura di s. Agostino: bel di-pintodiB.Vivarini, di cui quisonovi altre simili figure, avanzi d’uua sua gran tavola. 11 viciuo quadro con s. Marco che assiste al ruolo della milizia da mare, è di G. B. del Moro, il quale vi rappresentò assai bene il suo soggetto. Al di sopra è di buono stile il deposito del generale Nicolò Orsini conte di Pitigliano e capitano generale degli eserciti della repubblica, la quale l’onorò di splendidi funerali in s. Marco e in ss. Gio. e Paolo ; e poiché l’urne de’ forti accendono gli animi a cose egregie, ordinò che la memoria dell’illustre condottiero venisse qui perpetuata con questo mausoleo. La tavola di s. Antonino che riceve suppliche e largisce limosine, nel viciuo altare, è del Lotto : le belle teste di donne sono ritratte dal vero. La grande invetriata della finestra, inimitabile per concepimento e disegno, specialmente nella parte inferiore, è dipinto istoriato del Mo-cetto. La tavola dell’altro altare col Salvatore, ed i ss. Pietro e Andrea, è buou lavoro del Marconi. Nella i.a cappella il ricco altare è tutta opera del Vittoria, eccetto il Cristo, cli’è del Cavrioli, o meglio di Jacopo Spada. I due quadri, ciascuno con 3 Santi, sono di Bonifacio: la Maddalena dall’altra parte, non è che della scuola. Nell’ altra cappella è sul-I’ altare, di Guglielmo Bergamasco, la statua della Maddalena. Il Lazzarini alla destra dipinse la Manna; alcuni de’ Bas-sanesi la Vergine venerata da s. Francesco ; Bonifacio i due quadri, l’uno con s. Michele,l’altro co’ss.Gio. Battista e Anto-uio; Tintoretto Maria Vergine con Santi e senatori : quadro dello stile più vigoroso di lui, con teste veramente sublimi. Nel coro il deposito del doge Loredan, che sciolse la lega di Cambray, fu disegnato dal Grapiglia. La statua del doge fu condotta dal Campagna, assai giovane, le altre opere dal Cattaneo, assai vecchio: così tutto vi riuscì mediocre. Il monumento cospicuo del doge M. Mo-rosini, è opera insigne del secolo XIV. L’altare maggiore si disegnò dal Carme- io, e l’Assunta è pittura a guazzo dell’Io-guli. All’altra parte il monumento del doge