ii4 VITA SEGRETA DI GABRIELE D’ANNUNZIO in quel giornalista notevoli qualità intellettuali. Una sera 10 invitò a pranzo. Io pure ero presente. Durante il pranzo, d’Annunzio lodò gli articoli come solo lui sa lodare; cioè non genericamente, ma dando l’impressione all’autore che nulla gli era sfuggito dei particolari. 11 giornalista naturalmente beveva le parole del Maestro e gongolava. La lode di d’Annunzio, lo si sa, è idromele, per tutti coloro che tengono in mano la penna, siano essi grandi artisti o modesti imbrattatori di carta. Ad un certo punto, d’Annunzio, come inebriato dalle stesse sue parole, usci in questa frase: « Io non credo che sarei capace di scrivere come voi! ». Guardai d’Annunzio. Egli sorprese il mio sguardo e mi rispose con un fuggevolissimo ammiccare dell’occhio. Aveva tutta l’aria di volermi dire: «Vedrai che digerirà anche questa! ». E infatti il giornalista, pur protestando e schermendosi... digerì. Digerì anzi tanto bene, che qualche giorno dopo, essendomi io permesso di dirgli: «Ma sa che qualche volta la sua prosa è vittorughiana? », egli mi rispose, molto seriamente: «Crede di farmi un complimento? ». Altre volte, uno scrittore diventa simpaticissimo a d’Annunzio (e con l’autore l’opera) per la modestia, la sincerità, la spontaneità dello scrittore stesso. Un caso di questo genere avvenne per esempio nel 1922 a Milano all’Hótel Cavour, quando il Poeta, per il tramite mio, conobbe Guido da Verona. Da Verona, benché ardentissimo di conoscere personalmente d’Annunzio, era, nei suoi riguardi, assai prevenuto. Era convinto cioè di trovare un uomo cosi come le chiacchiere glielo avevano descritto: altezzoso, borioso, «allontanante »: il solito « superuomo ». Trovò invece il più delizioso, il più accessibile, il più modesto dei camerati. Usci dal colloquio inebriato. Aveva scoperto un d’Annunzio che non sospettava... era giubilante... mi strinse la mano e mi ringraziò d’avergli pro-