- 34 — mente al principio del suffragio universale, non era più il caso di sostenere candidati borghesi accettanti il programma minimo. Per l’interesse e per la dignità del partito, lo stesso poteva e doveva proporre candidature schiettamente socialiste. Ciò non poteva danneggiare nè la causa italiana nè quella slava, e infatti si è visto che gli ex deputati slovenogovernativi di Trieste, nella pentola parlamentare viennese, valevano tanto quanto valsero gli attuali deputati italianiliberali. E il partito socialista partecipò alla lotta politica d’allora in poi ben notando in ogni occasione, nei comizi e sui giornali, che i borghesi, slavi o italiani rappresentano sempre i loro interessi di classe i quali sono in antagonismo con gli interessi dei lavoratori, slavi o italiani ; onde la necessità dell’unione dei proletari delle due razze a fronte del capitalismo italo-slavo. Notate ancora che, se non a Trieste, nell’Istria effettivamente la lotta di razza non è altro che lotta di classe. E mi spiego citando alcuni brani di una pubblicazione (1) di Giuseppe Lazzarini, uno dei più valenti socialisti istriani. Egli scrisse: « Gli italiani, coi grandi vantaggi che hanno come razza, « coi potenti mezzi di assimilazione di cui dispongono, hanno « fatto ben pochi passi, sulla via del dovere e del progresso « sociale. Sprezzanti verso gli slavi, come poteva essere un « civis romanus co’ suoi schiavi, sicuri della loro egemonia, « non hanno mai voluto riconoscere l’esistenza dei loro con-« terranei. Hanno sorriso sempre al pensiero che gli scia-« tioni potessero dar loro filo da torcere. Hanno avuto sol-« tanto la forza d’una resistenza passiva, e finché tutto stava « nelle loro mani, tutto hanno negato agli slavi ». « Nell’Istria gl’italiani sono la classe dirigente; essi sono « i soli detentori del capitale e ne ritraggono per conse-« guenza tutti i vantaggi: hanno l’intelligenza, la coltura « ed i mezzi per conservarsi quali sono. Essi sono i soli « grandi proprietari, gli slavi lavorano la terra ». (1) Pola, edizione del Proletario, 1900.