TRIESTE 111 musiche e di tamburi, di giubilo popolare, di declamazioni stentoree, di diane giornalistiche, di inni, di canzonette, di beghe, di sberteg-giamenti, senza trovar nella cittadinanza quella compattezza omogenea che avrebbe dato carattere di affermazioni collettive agli avvenimenti. Al finire del periodo, e proprio nel 1840, Trieste accatta il suo Statuto civico : è nei primi dieci anni meglio una forma che una sostanza. Siamo del resto al tempo che l’Austria dichiara la libertà costituzionale «una bella cosa impossibile». Fierissimo rancore adunque verso il Governo ne’ giovani che hanno imparato la lezione del quarantotto ; in quanto ai più vecchi, ai più timorosi, ai più tepidi, il quarantotto è per loro uno spavento passato, e badano a tener la vita cittadina nelle ghiacciaie di un quietismo metodico e di un materialismo utilitario. L’eredità della fervida anima di Domenico Rossetti è andata divisa: preside del Magistrato fino al 1850, indi