20 LA GERMANIA PRESA A MODELLO cercò di indurre altre città a seguire l’esempio di Parigi; moti rivoluzionari in tal senso furono tentati a Lione, a Marsiglia, a Tolosa, ma dappertutto furono repressi. La Comune di Parigi mandò truppe contro il governo di Versailles nella speranza di abbatterlo prima che esso raccogliesse un esercito, ma esse furono respinte e parecchi dei loro comandanti caduti nelle mani dei Versagliesi furono senz’altro fucilati. Allora la Comune fece imprigionare i notabili di Parigi, che essa giudicò sospetti di intendersela col governo di Versailles, a cominciare dall’arcivescovo stesso della capitale, monsignor Darboy. Intanto a Versailles si veniva a poco a poco ricostituendo l’esercito francese, che riuscì composto in gran parte coi soldati che ritornavano da essere stati prigionieri in Germania. Sotto il comando del maresciallo Mac-Mahon questo esercito cominciò la sanguinosa opera della riconquista della capitale. La lotta continuò senza tregua per più di un mese sotto gli occhi delle truppe tedesche, che occupavano i forti nei dintorni di Parigi, e che assistettero da spettatori imparziali alla terribile guerra civile che dilaniava la Francia. Il 21 maggio (domenica) i Versagliesi, avvertiti che una porta era stata abbandonata dalla guardia nazionale, la occuparono ed entrarono in città; avvenne allora l’ultima lotta disperata dietro le barricate. Nell’esasperazione degli ultimi giorni di resistenza parecchi degli ostaggi tenuti dai comunardi, fra i quali l’arcivescovo di Parigi, furono fucilati; anche i Versagliesi si abbandonarono a terribili rappresaglie. I comunardi, per ritardare l’avanzata dei nemici con una cerchia di fuoco, fecero spargere di petrolio ed incendiare parecchi edifizi pubblici (come le Tuileries e il palazzo municipale (*)). La lotta nelle vie di Parigi durò dal 21 al 28 maggio, e questa settimana è detta giustamente la settimana di sangue; la cifra precisa dei morti non si potè mai accertare, ma dai calcoli fatti si può affermare che essa supera i 17 mila. Gli arrestati, che non vennero subito fucilati, furono sottoposti a consigli di guerra, che emanarono più di diecimila condanne; molti furono deportati alla Nuova Caledonia (in Oceania) o all’isola di Caienna (in America). (1) L’Hôtel de Ville fu ricostruito, ma il palazzo delle Tuileries fondato da Caterina dei Medici non risorse più dalle sue rovine.