EQUILIBRIO INSTABILE 227 adattò a riconoscere l’annessione della Bosnia e dell’Erzegòvina all’Austria. Per cercare di risolvere amichevolmente il contrasto austroserbo, la Francia, la Russia e l’Inghilterra, che in questa questione procedettero sempre d’accordo, proposero alla Germania di agire simultaneamente con opera di conciliazione a Vienna e a Belgrado, ma la Germania volle che si agisse soltanto su Belgrado. In seguito ai consigli di prudenza, che riceveva da ogni parte, la Serbia si dimostrò conciliante; ma l’Austria sicura ormai del fatto suo diventò ogni giorno più arrogante; il barone Aehrenthal dichiarò che senza un impegno formale e preciso della Serbia di rinunziare definitivamente ad ogni reclamo riguardo alla Bosnia e all’Erzegòvina, l’Austria avrebbe mandato un ultimatum a Belgrado. Da parte sua il Cancelliere Bülow per togliere alla Serbia ogni speranza di aiuto assunse un tono minaccioso verso la Russia, che sentendosi impreparata alla guerra cedette, e il 26 marzo 1909 dichiarò di riconoscere puramente e semplicemente l’annessione austriaca della Bosnia e dell’Erzegòvina. Allora anche la Serbia dovette abbandonare la sua attitudine di protesta e rimettere l’esercito su piede di pace (1). Naturalmente anche il Montenegro dovette accettare la decisione delle Potenze; non si parlò più di riunire la Conferenza; con un semplice scambio di Note le Potenze riconobbero l’abolizione dell’articolo 25 del trattato di Berlino. Il Montenegro però per non essere da meno della Bulgaria, che (*) Ecco il testo della dichiarazione rilasciata dalla Serbia all’Austria il 31 marzo 1909 e che fu poi ricordata dal governo austriaco nell’ultimatum del 24 luglio 1914: «La Serbia riconosce che non fu colpita nei suoi diritti dallo stato di cose creato nella Bosnia Erzegovina, e che perciò essa si conformerà alla decisione che prenderanno le Potenze riguardo l’articolo 25 del trattato di Berlino. Ascoltando i consigli delle grandi Potenze la Serbia si impegna ad abbandonare l’attitudine di protesta e di opposizione che essa aveva adottato dall’ottobre scorso; s’impegna inoltre a mutare l’indirizzo della sua politica attuale verso l’Austria-Ungheria e a vivere d’ora in poi con essa sul piede di buon vicinato. Conformemente a queste dichiarazioni e fidando nelle intenzioni pacifiche dell’Austria-Ungheria la Serbia ristabilirà il suo esercito, per quanto riguarda la sua organizzazione, la sua ripartizione e il suo effettivo, nello stato in cui esso si trovava nella primavera del 1908; essa disarmerà e licenzierà i corpi dei volontari e le bande e impedirà la formazione di nuovi corpi irregolari nel suo territorio ».