MOVIMENTI DI GUERRA NEL MEDITERRANEO 259 indirizzo più ardito alla politica estera e di riprendere l’espansione coloniale, anche per trovare uno sfogo, utile per la nazione, alla nostra emigrazione, che negli ultimi anni aveva raggiunto proporzioni grandiose (x). Dopo la forzata rinunzia a Tunisi l’Italia aveva rivolto lo sguardo alla Tripolitania, regione che pur avendo un’immensa estensione di coste su quella grande via della civiltà che è il Medi-terraneo, era da secoli rimasta chiusa a ogni progresso per causa specialmente della dominazione turca. Ad ogni occasione opportuna il governo italiano aveva cercato di far riconoscere dalle grandi Potenze la prevalenza e la precedenza degli interessi italiani in quella regione, mentre vi promoveva una specie di pene-trazione pacifica favorendo missioni scientifiche, intraprese commerciali e agricole e impianto di scuole italiane. Man mano che l’azione degli Italiani si faceva più viva, il governo turco si allarmava e cercava di ostacolare i nostri progressi con espedienti burocratici e con persistente e sistematica ostilità: specialmente dopo la rivoluzione turca del 1908 e l’arrivo al potere dei Giovani Turchi di tendenze nazionalistiche gli incidenti tra Roma e Costantinopoli diventarono più frequenti e più gravi. Quando poi nell’estate del 1911 gli Italiani si accorsero che la Francia realizzava l’occupazione del Marocco e la Germania si faceva riconoscere il diritto a compensi, compresero che l’equilibrio del Mediterraneo veniva un’altra volta turbato a loro danno e che, se non si voleva rinunziare a ogni sviluppo avvenire, bisognava agire energicamente. Era di nuovo ritornato alla presidenza del Consiglio Giovanni Giolitti che, pur essendo poco favorevole alle imprese avventurose, vedendo la corrente dell’opinione pubblica spingere fortemente in quel senso, considerò come una necessità storica il realizzare l’ipoteca messa su Tripoli; il ministro degli esteri, Di San Giuliano, si fece caldo promotore della (*) Nei primi anni del secolo erano circa 600 mila ogni anno gli Italiani che emigravano; un po’ meno della metà restava in Europa o nei paesi del litorale mediterraneo: la maggior parte degli altri si recava in America. Per mantenere tra essi la lingua e la coltura italiana e per conservare vivo il sentimento nazionale era stata fondata fin dal 1889 la Società intitolata Dante Alighieri, che con l’istituzione di scuole, con diffusione di libri e con conferenze cercava di conseguire tale intento.