E LO SCOPPIO DELLA GUERRA MONDIALE 321 e rafforzare l’impero austriaco, perciò quando il 5 luglio giunse a Berlino il messo mandato dall’imperatore d’Austria, rispose subito assicurando il suo appoggio per i provvedimenti che l’Austria credesse di prendere contro la Serbia « anche a rischio di una grave complicazione europea », e dopo aver così lasciato all’Austria piena libertà di azione, con una leggerezza imperdonabile partì col suo panfilo per la sua solita crociera nel Baltico. Il suo Cancelliere Bethmann Hollweg, che pure essendo di tendenze pacifiste non osava opporsi al pensiero dell’imperatore, spedì a Vienna il dispaccio ufficiale dichiarando « che S. M. si è reso conto dei pericoli, che l’azione panslava in Russia ed in Serbia faceva correre alla monarchia austriaca e perciò alla Triplice, e che per il suo dovere di alleato e per la sua vecchia amicizia, benché estraneo al litigio austro-serbo, si terrà fedelmente a fianco dell’Austria-Ungheria ». Ormai la causa della guerra veniva trasformata: non si trattava più della questione austro-serba, ma di far valere al mondo la solidarietà ed il prestigio dei due imperi centrali. La notizia, che a Berlino si era d’accordo con Vienna nell’idea di farla finita una buona volta con quel covo di cospiratori che era Belgrado, spinse il governo austriaco a risoluzioni ardite. Invano l’energico presidente del ministero ungherese, il conte Stefano Tisza, tentò di opporsi alla corrente; egli aveva sempre visto di mal occhio la possibilità che venissero aggiunti all’impero altri territori abitati da gente serba, perchè ciò avrebbe eccitato le aspirazioni dei Croati e indebolita l’influenza ungherese; d’altra parte temeva che nuovi movimenti di guerra aggravassero l’agitazione nazionalista, che l’ingrandimento della Ru-menia aveva già prodotto nei Rumeni della Transilvania, e ne potessero derivare dei pericoli per l’Ungheria. Manifestò quindi il suo pensiero contrario alla guerra contro la Serbia dicendo addirittura che essa costituiva « un errore fatale » ; ma poiché gli altri ministri invece approvarono l’idea di Berchtold di inviare alla Serbia una Nota energica di protesta per il favore accordato ai rivoluzionari, egli insistette almeno perchè le domande rivolte alla Serbia fossero concretate in termini precisi, ma non così minacciosi da renderne impossibile l’accettazione, e si desse invece alla Serbia la possibilità di evitare la guerra adat- P. Orsi: La storia mondiale - II. 21