8 UNGHERIA ghetto che par lieto di prestarsi ad un gioco di civetteria, rispecchiando nelle sue acque il castello Vajda Eunyadi. Strade ampie, lunghissime, spesso alberate, fiancheggiate da superbi negozi, le cui vetrine sfolgorano a sera di luci e colori ; ben messi i ristoranti, i caffè, che incontri ad ogni passo, che, nella bella stagione, si affacciano con il candore dei tavoli e delle seggioline ad una ringhiera di verde, in mezzo ad una festa di fiori. E sempre, sempre ti colpisce il suono di una orchestrina o con gli scatti furiosi dello « jazz-band» che fa indovinare « on step » vertiginosi, oppure seduce e rapisce con le note malinconiche, melodiose dei Gigdny, di questi zingari che, cresciuti fra la puszta e le steppe, racchiudono un’anima dolce, piena di poesia e tutta la trasfondono in nenie che toccano il cuore, suscitano mille fremiti, annientano in un desiderio di abbandono. Sento in questo popolo l'influsso europeo e la reminiscenza orientale. Eccessivamente cavalleresco può apparir dapprima rigido e compassato, ma non tarderà poi a svelar l’anima sua generosa, espansiva e cordiale. Questo carattere lo rende simpatico e caro al popolo italiano.