10 coli di dovere e di sacramento ; non potersi levare le decime che il papa avea concesso per la disegnata spedizione senza consentimento del re, nè potersi ciò sperare nelle attuali condizioni del regno ; i baroni ligi del re non abbandonerebbero certamente il loip signore per seguire lui, Carlo, in lontana spedizione : trovare inoltre immoderato il prezzo richiesto per le navi da somministrare, nè consentirebbe se non al prezzo solito pagarsi altrove in simili casi : domandava inoltre si dichiarassero pienamente i luoghi a cui approdare, quali evitare, quanto tempo la flotta resterebbe al servigio del principe ecc. ; infine che il doge si tenesse obbligato a fare il passaggio in persona come stava nel primo patto con Filippo e Carlo d’Angiò del 3 luglio 1281. Gli ambasciatori veneziani protestarono contro queste alterazioni da introdursi nel conchiuso trattato, dichiarando che la Repubblica veneta dal canto suo sarebbe sempre pronta a mantenere scrupolosamente quanto avea promesso. Scrisse Carlo al doge in data ultimo di maggio, e riassumendo nella sua lettera la risposta, data agli ambasciatori veneti, mostrava desiderio di conservare 1’ amicizia della Repubblica ed annunziava che a quest’uopo manderebbe tra breve suoi ambasciatori. Il fatto è che dopo lungo invio e rinvio di lettere, dopo proroghe sopra proroghe domandate e concesse (1), anche questa spedizione svanì come tante altre precedentemente ideate, e la tregua fu rinnovata con Andronico nel 1310(2). Fra gli ostacoli che si opposero all’ adempimento del trattato e alla disegnata spedizione, tengono posto principalissimo la famosa guerra di Ferrara e la cospirazione di Bajamonte Tiepolo. Ferrara, fino dai tempi della contessa (1) Vedi varie carte nel Cod. XXXIX, el. XIV, lat. (2) Pacta III, 74.