186 Beltrame pelliciaio bergamasco, mosso a pietà d’un suo compare e protettore Nicolò Lioni, disegnasse salvarlo, e recatosi a lui nella sera del 14 lo supplicò non volesse uscir di casa il domani. Interrogato del motivo, fece qualche resistenza, poi confessò quanto sapeva. Il Leoni si recò tosto dal doge, il quale finse prendere la cosa in sullo scherzo, rifiutandovi ogni fede, ma l’altro non si tenendo soddisfatto andò immediatamente da Giovanni Gradenigo a san Polo col quale e con Marco Cornaro da Santi Apostoli tornato a casa, ove intanto il Beltrame era stato trattenuto, rinnovò a questo le sue interrogazioni ed ebbe certezza di quanto si macchinava, non però della parte che vi aveva il doge, dallo stesso Beltrame ignorata. Contemporaneamente certo Marco Nigro di Castello faceva altra rivelazione a Giacomo e Giovanni Contarini (1), da’ quali furono tosto istruiti i capi del Consiglio dei Dieci. Questi incominciando da certi indizii a concepire qualche sospetto del doge, convocarono tosto il Consiglio nel monastero di s. Salvatore, in seguito al quale furono chiamati prontamente al palazzo il Consiglio minore, gli Avogadori, la Quarantia Criminale, i Signori di Notte, i Capi dei Sestieri ed i cinque della Pace. Erano i consiglieri: Giovanni Mocenigo, Ermolao Venier, Tommaso Yiaro, Giovanni Sanudo, Pietro Trevisan, Pantaleone Barbaro. Avogadori : Goffredo Morosini, Orio Pasqualigo, Marco Falier (che fu escluso per parentela). Componevano in quell’ anno il Consiglio de’ Dieci : Micheletto Dolfin, Pietro da Mosto, Giovanni Marcello, Marin Venier, Luca da Lezze, Marco Polani, Nicolò Falier q. Marco (che non fu chiamato), Landò Lombardo, Nicolò Trevisan, Tommaso Sanudo (2). (1) Carolilo e Sanudo M.S. Cod. alla Marciana. (2) Questi sono i nomi riferiti dal Trevisan, che pur era del Consiglio dei Dieci, di quelli che maneggiarono la faccenda Falier ; però negli eletti del Consiglio de’ X di quell’anno (Misti IV, p. 31) invece