— 258 — privilegi che Guglielmo re di Sicilia e S. Ladislao d’Ungheria, accordarono alla repubblica. — Coi vicini re slavi di Bosnia, Serbia, Bulgaria, conchiusero trattati di commercio. — Ottennero dai bosnesi la privativa delle miniere, e vuoisi ce ne siano state anche d’argento mescolato col-l’oro. — Due fratelli ragusei, che si avevano da Kulino bano di Bosnia l’appalto delle miniere, circa l’anno 1114, fabbricarono presso Sarajevo un castello, chiamandolo col nome della propria patria ,,Dubrovnik”. — Emanuele imp. d’Oriente accordò loro la cittadinanza di Costantinopoli. Conservansi a Ragusa le reliquie di Santo Stefano re d’ Ungheria, in uua teca della cattedrale ed in un’ altra presso i padri Domenicani (V. Moci Sv. Stjepana, Kralja Ugarskoga u Dubrovniku“ di V. Vuletic-Vuka-sovic nella Starohrv. Prosvjeta N.o 364, anno 1898). Le due principali colonie ragusee in Italia, e da cui dipendevano le altre, erano la Fiorentina e la Messinese. La prima, diede il nome di „strada dei Ragusei“ ad una contrada di Firenze ; la seconda, che era fissata in Siracusa, ed in un castello fabbricato dai Ragusei sulle rovine di Catnerana, detto poi per questo Ragusa, aveva sotto di sè quelle delle Calabrie, Puglia ed Abbruzzo. — Pietro Pantella, fiorentino, introdusse a Ragusa nel 1490, l’arte di fare i panni. — Nel 1530, Niccolò Luccari portò l’arte di tessere i drappi e velluti di seta. — La zecca, le tintorie, la pesca dei coralli, la fonderia dei cannoni, la fabbrica di vetrami, quella della polvere; cererie, conciapelli; il traffico del sale, i cantieri navali, le arti degli orafi, argentieri e fabbri, erano in fiore. — I calzolai di Ragusa provvedevano tutte le vicine provincie ottomane di ,,papuzze“ (babbuccie). Allo scorcio del sec. XV, Ragusa numerava 40.000 abitanti ; e la cassa pubblica, supplite l’enormi spese duratitela peste (1400), ascendeva a sette milioni di zecchini. — La sola dogana fruttava 80.000 zecchini all’anno. — Ragusa, godette sempre l’appoggio dei Pontefici di Roma, morale e materiale. Conchiuse trattati di commercio con tutte le potenze ; aveva una marina mercantile, che numerava centinaja di navi ; sue fattorie, perfino nell’ Asia. — Specialmente strette relazioni ebbe Ragusa con Firenze, d’onde la rimarchevole influenza dell’ arte toscana ed il dialetto ancor oggi in uso, che si avvicina al toscano più che al veneziano, parlato in altri luoghi della Dalmazia. Michele Prazzatto, legò alla patria l’ingente somma di 200.000 lire di Genova, collocate in Genova. — Nella chiesa parocchiale di Mezzo si conserva tuttora l’asciugamano, che vuoisi sia stato regalato da Carlo V al Prazatto, nonché la fiammola della nave del Prazzatto. — Le navi ragusee seguirono Carlo V nelle malaugurate spedizioni sulle coste del-l’Africa, in cui molti ragusei perdettero la vita. — Altre gravissime perdite sofferse Ragusa nelle Indie : nelle guerre degli spagnuoli contro i francesi, gli olandesi e gl’ inglesi. — Da qui, principia la decadenza di Ragusa, seguita da molti disastri. — Nell’anno 1538, la flotta comman-