— 339 — cittadino dalmato che vorrebbe migliorate le sorti del territorio, nell' interesse del governo austriaco e del popolo dalmata. — Giacché Spizza, colpita da rilevanti tasse e balzelli nella campagna di Antivari, senza approdi dalla parte del mare e senza comunicazioni stradali, non può sussistere e la sua popolazione deve necessariamente e fatalmente emigrare, o venir economicamente assorbita da Antivari, che coi capitali e coll’intelligenza tecnica degl’ italiani, va incontro ad un notevole sviluppo, mentre gli elementi indigeni, assai buoni, vengono indirizzati a nuove attività. * * * La minuscola capitale del Comune di Spizza, tiene il suo nome di Sutomore, da Svela Mare, una chiesuola presentemente semidistrutta, fra le rovine dell’antico convento benedettino di Ratac, sito li presso. — Si parla da molti anni che le interessanti ruine di Ratac verrebbero fatte oggetto di studi e d’investigazioni archeologiche. — Ciò sembra sia anche avvenuto ; — avendo il Ministero pel Culto e l’Istruzione affidato la direzione degli scavi in parola a Mons. Fr. Bulic di Spalato (V. Rassegna Dalmata ,,Smotra“ 15 Giugno 1910 Nr. 48). Nel mezzo del villaggio, scorre 1’ acqua sorgiva da due fontane. — La più grande di queste, detta Dobravoda, è la fontana imperiale, fregiata dall’augusto nome di Sua Maestà l’imperatore Francesco Giuseppe I; — l’altra più piccola, serve da lavatojo. — Qualche anno fa, c’era un elegante padiglione estivo degli ufficiali della piccola guarnigione (una compagnia dislocata da Budua). — Il padiglione, che non consta se ancora esista, era coperto di piante rampicanti e di campanule ; selciato di ciottoli multicolori, che offrivano un saggio delle tante varietà, esistenti nel territorio. ■ Nel piazzale, dove venne eretta la nuova chiesa cattolica, fra gli ammassi delle macerie si rinvennero parecchie monete romane. La campagna del territorio, vuoisi essere stata estesamente coltivata, pei molti terreni che veggonsi incolti, circuiti da siepi e rustici muricciuoli. — La mancante sicurezza della proprietà, sotto il regime turco, sembra sia stata la causa precipua di tanto abbandono. — Esistono ancora buoni tratti di boscaglie di quercia, faggio ed olmo ; molte colline coperte di carpini, frassini, eriche, ginestra, nocciuolo, alloro, granato silvestre, ginepro, per lo più di basso fusto. — Nel villaggio di Gjenovic vedesi sopra 1111 profondo letto di torrente, che sembra un abisso, sospesa una quercia di dimensioni veramente colossali. Le acque sono fresche, limpide e leggiere. — C" è bestiame ancora in sufficiente quantità; predominano le capre. — Sono queste di una razza particolare, con pelo per lo più giallo.