— 36o processione deve farsi torno la chiesa. Ciò succede qualche volta per la coincidenza della settimana santa coi furiosi „scirocchi di Passione“. Ma, quando la notte è bella, riesce, la processione veramente pittoresca e poetica. Vedonsi costumi contadineschi e borghesi; donzelle e matrone vestite a lutto. Sonvi le musiche, abbastanza buone nelle città ; ma anche nei nostri piccoli paesi ordinariamente non mancano quattro pifferi che suonano le marcie funebri. Fanno la loro comparsa i sodalizi e le confraternite; c’è lusso di ceri e di torcie ; cantansi inni sacri popolari. Talvolta, penitenti incappucciati, dai lunghi saji, come in pieno medio-evo, portano a piedi scalzi, croci pesanti. A Traù, c’è pella processione del venerdì santo, un apposito baldacchino di velluto nero, a frangie dorate. La fantastica processione muove nei villaggi lungo i confini, che riconsacra, e nelle città per le contrade principali, dove tutte le finestre sono illuminate. Passa alla riva e la luce dei ceri contrasta coll’ oscurità del mare e coll’ argentino splendore delle stelle. Fra i pregiudizi, c’ è anche quello che il vino, bevuto in questa giornata, si tramuti subito in sangue. E perciò, a Sebenico, specialmente i popolani del Borgo a mare, che hanno tutt’ altro bisogno che di curarsi dall’ anemia, cioncano più del consueto nelle loro taverne. Alla prima messa della domenica di Pasqua, benediconsi le focaccie e le uova colorate. In nessun luogo più che in Dalmazia viene mantenuta 1’ usanza dell’ agnello pasquale, giacché lo si ritiene un distintivo, anzi un requisito delle feste pasquali, quale solenne e simbolica imbandigione. L’ invisibile soffio della grande festa penetra, anche nei tuguri. Nel centro di un altipiano montuoso, è la stazione ferroviaria di Perkovic, il punto d’ incontro dei treni della piccola linea dalmata. Il tratto sassoso mostra quà e là traccie di vecchie boscaglie e particolarmente avanzi dei querceti, per cui era nota quella parte col nome di „Hrastovaca“. Recenti impianti di pino rinverdiscono i lembi della aspre giogaje del „Trovrli“. La terra, raccolta fra i sassi, è di colore rossiguo e sembra impregnata di sangue e di vino. Appartengono alla regione i villici di Situo e Slivno, che hanno scarso il pane e mancano di acqua; Suhidol, che col suo nome esprime l’aridità del terreno, e Boraja, paese povero, distesa landa pietrosa. Sulle colline, parecchie chiesuole, per lo più dedicate alla Madonna ed a San Michele, fanno testimonianza della fede e della forza del popolo, che affronta i duri cimenti dell’ esistenza. Dal lago di Castel Andreis partono e diffondousi esalazioni mefitiche e la malaria strema anzitempo le fibre di questi poveri montanari. Dei ragazzi, con le vesti fatte di brandelli, offrono in vendita per pochi soldi gli asparagi selvatici. Per raccoglierli hanno dovrito lacerarsi le mani e dilaniarsi le braccia nelle più folte prunaje. Altri, più piccini, offrono dei mazzolini