136 UNGHERIA dava sorridente. Usciti di lì, abbiamo continuato a visitare il paese. Presso un cancelletto rustico si ergeva un gigantesco palo, la cui cima sottile, troppo adorna di nastri e trucioli variopinti, leggermente s'incurvava. Pensai ad una festa recente, quando, pronto, mi spiegò il nostro amico ungherese: « Vede, quel palo indica che lì, nella casina accanto, c’è una ragazza da maritare e che si riceve quindi il corteo degli aspiranti ! ». Scrutavo le finestrelle con maggior curiosità, nella speranza che si affacciasse la bella reclusa, sì stranamente proposta a nozze. Invece nulla ! Solo il palo ci guardava, dondolando la sua cima, ostinato e motteggiatore. Seguendo poi la riva del torrente, cosparsa di margheritine gialle, quasi uua pioggerellina d’oro, siamo arrivati al mulino. La sera abbiamo assistito ad una caratteristica festa del villaggio. Il club, per l’occasione, aveva improvvisato un teatrino, e una compagnia di dilettanti recitava un commedia. Al loro debutto seguì il veglione danzante e qui fu un’allegria sfrenata, un’ebbrezza che tutti pervase fino al parossismo. L'orchestrina di cigàny, lì arrivata per la festa, intuonò la csdrdds, prima lenta, poi più animata,