— 369 — I borghigiani di Spalato, sono pigiati nei carri ; la ragazzaglia corre dietro le carrozze, senza lasciarsi impressionare dalle potenti frustate dei cocchieri. Attorno la chiesa si radunano i devoti, ma i gaudenti sono di gran lunga più numerosi dei penitenti. La grande orgia dell’agnello e del vino, inneggia alla vendemmia ed all’autunno nascente. Risuonano nell’ aria allegre canzoni ; il popolo va e viene continua-mente. I diversi veicoli si allineano in file interminabili. E senza una rissa, senza un borseggio, senza un furto, senza ini’offesa, senza il minimo incidente ; ad onta del sole, del caldo, del vino e dei pasti copiosi, la grande marea del buono e forte popolo dalmata chiude la propria festa nazionale. Splende la luna sul bel cielo stellato ; — „veste di luce limpidissima i colli e le convalli popolate di case ed oliveti — inargenta la gola di Clissa, le rovine dei teatri, dei bagni e dei fori romani ; le colonne ed i mosaici delle antiche basiliche, i sepolcreti dei legionari ed i sarcofaghi dei primi cristiani. II monte Mosor e le Castella hanno sfumature e misteri ; Vranjica, la piccola Venezia, dorme sul mare. Le vigne polverose sono nereggianti di grappoli ; gli alberi carichi di frutta mature. — Le grandi fabbriche di San Cajo e di Majdan, dai lunghi fumajuoli, splendono nei fuochi degli alti forni e lumi elettrici. I paesani fanno ritorno alle lor case, lieti dell’ onesto divertimento e contenti di essere intervenuti, secondo il costume degli avi, alla fiera di Salona, — la fiera dalmatica per eccellenza!