ài t — Spalatini le loro barelle corsare ; obbligarsi al pagamento di 2000 ducati e promettere solennemente di non più corseggiare. — Di fronte al contegno risoluto delle città di Spalato e Traù, si acquietarono gli Almis-sani per qualche tempo, tanto più che le anzidette due città, nella repressione della pirateria, venivano appoggiate dai re di Sicilia e delle Puglie, Federico e Taneredo. Nell’a. 1267, gli Almissani condotti da Draganus de Almissio, catturarono nel litorale croato („in aquis Sclavoniae“) il suddito veneto Nicola Blonda. — Nel 1273 i Baili „Stauoy et Saraeenus cursarii de Almissio“ catturarono Enrico vescovo di Cefalonia. — Indotta da tali fatti, Venezia imprese una spedizione e nel 1279 riesci a Pietro Mocenigo di prendere con le armi ed incendiare il „burgum Almissi“. — Nello stesso tempo, anche le isole Brazza e Lesina assoggettarousi alla veneta dominazione. — E così, nell’a. 1282, era Capitano di Almissa Marino Venier (Marinus Venerius egregius capitaneus Almissii). — Nel 1292, è signore di Almissa Giorgio Subic. — Sotto i Subic, rimase Almissa fino alla metà del XIV secolo. Nel 1342, risiedeva in Almissa il vescovo di Macarsca Valentino, la cui diocesi era passata alla Bosnia. — Nella seconda metà del XIV secolo passò sotto il dominio di re Lodovico I e dopo la di lui morte, di Stefano Tvrtko I (1387). — Dal 1408 fino l’a. 1415 sotto Hrvoje, e poi passa al Conte di Cetiua, Ivanis Nelipic, eh’ era anche signore di Vi-sec, Kljuc, Zvonigrad, Travnik, Sinj, e Clissa. — Dopo la morte di Ivanis, (1435) re Sigismondo investì di tutta la sua eredità il raguseo Matko Talovic bano di Croazia. — Ma contro del Talovic si mosse l’her-ceg di Santo Sava, Stefano Kosaca e gli tolse Almissa e la Poglizza. — Nel 1444, passò definitivamente a Venezia. La storia di Almissa — quella su cui esistono documenti — è tutta in nesso colle vicende medioevali. — Presso il fiume trovasi una chiesetta del sec. XI, con cupola conica, dedicata a San Pietro. — Sul muro del-1’ edificio veneto degli Archivi, trovasi scolpita una mazza bosnese con una croce bizantina ; sullo stesso edifizio c’ è anche un leone veneto, senza iscrizione. — Esiste una vecchia Cronaca Almisiense del sec. XVI. — A questo secolo appartengono anche il Fondaco• veneto e la chiesa di Santo Spirito, che ha un portale artistico. Più antica dovrebbe essere la torre dell' orologio. — Dietro la torre, trovasi una rovina su cui leggonsi le caratteristiche parole: „Chi si Mesura — 1623 — La Dura“. — Il Duomo, eretto sulle fondamenta della vecchia chiesa, ha un bel portale del rinascimento (1621).— La parte settentrionale della città, aveva pure una porta. — Oltre alle mura ed ai bastioni, malsane paludi attorniavano la città, come dice la cronaca cittadina (V. „Rassegna Dalmata“ N.o 59, Luglio a. 1901 — Escursioni estive — Almissa, del Prof. Nicolich). — La lapide commemorativa sull’atterramento delle antiche mura e l’assanamento delle paludi, è del seguente tenore :