— 183 — africano ; mosaici a disegni stupendi, con rappresentazioni di animali ed altro. — In un mosaico eranvi due cervi éolla scritta, tolta dal Salmo 42: „Sicut cervus desiderai ad fontes aquarum, ita desiderat anima mea ad te Deum“. — Trattasi quindi di monumento cristiano, forse un „Consigliatori uni“, pei cresimandi. Il frammento interessante non è più reperibile. Fra gli avanzi della Basilica cristiana, è rimarchevole il Battistero, il più antico che si conosca. Il Cimitero della legge santa cristiana, nel campo di Asclepia, viene secondo per l’importanza, dopo le catacombe di Roma Degni di nota — fra tante altre cose — l’impianto sepolcrale della famiglia Ulpia; i sarcofaghi: di Desidiena Profutura; di Costanzo, proconsole di Africa (375) e di sua moglie Onoria ecc. ecc. Salona, anche prima dei romani, era notevole città dei dalmati, che abitavano le terre fra il Kerka ed il Narenta. — Nel 156 avanti Cristo, nella Guerra fra i romani e i dalmati, era Salona il punto principale in cui concentravansi le difese dei dalmati, cui toccò la sorte simile a quella, che nei nostri tempi ebbero i Boeri in lotta coll’ Inghilterra. — Nell’anno 78 av. Cr., al proconsole C. Cosconio, riesci di conquistare Salona. I Dalmati diedero del filo da torcere a Roma, come storicamente si rileva dalle lettere di Cicerone a Vatinio e dal trionfo decretato ad Asiuio Pollione, cantato da Orazio, nei versi : „Cui laurus aeternos honores — Dalmatico peperit triumpho“. Il figlio di A. Pollione si chiamò Salonino, in memoria della conquista di Salona, e con questa di tutta la Dalmavia, che divenne provincia romana, cui Salona (Colonia Martia Julia Salonae) fu capitale, dove risiedeva il ,,legatus Augusti propraetore" ; (dalla fine del terzo secolo ,,praeses“) .*) — Il suo porto divenne il principale porto navale dei romani neH’Adriatico. — Da tutte le parti, la rete delle grandi strade romane provinciali passava per Salona, dove risiedevano fra altri uffici centrali anche il „Comes largitionum“ preposto al tesoro provinciale ed *) V. Cons. : „La provineie romaine de Dalmatie“ — Paris 1882. Hirschfeld : „Die kaiserlichen Verwaltungsbeainten bis auf Diokletian“ — II. Auflage. — /,jtibie : „O Upraviteljih Dalmaeije za riin-skog vladanja“, — nel „Rad Jugosl. Akademije, knjiga XXXI.“ — Cfr. anche gl’ interessantissimi articoli di A. L. Frothingam, professore di storia antica e di arch. all’Università di Princeton, tradotti dall’originale inglese („Roman cities in Northern Italy and Dalmatien“) pubblicati nella „The Nation“ di New York a. 1907 e 1908. La riferibile versione, dal titolo: „1 Romani nell’Istria e nella Dalmazia“, trovasi nel Bull, di Arch. e Storia Dalm. a. XXXII, Genn. Die. 1909, N.ri I—12. — Fra altre notizie importanti si rileva come: la strada, che congiungeva Salona con Tragurion, detta Via Munita, col suo muro ciclopico, sia la pi'u antica strada dalmatica conosciuta. Inoltre: sulla città romana: Jader Augustea (Zara) e la chiesa bizantina di San Donato, ora Museo; sull’arco di Trajano in Asseria (Podgradje), trovansi parecchie osservazioni, meritevoli di attenzione e di studio. Devesi però anche qui, ribattere decisamente l’asserzione infondata: che da parte del governo austriaco nulla si sia fatto per disotterrare le antiche ruine. Il governo austriaco, a Salona, a Narona, Asseria, Spalato, Zara, ecc. ha da molti anni intrapreso indagini archeologiche e ristauri artistici; lavori ed escavi, coronati da felicissimi risultati, diretti da archeologi di altissimo valore, di Vienna e della Dalmazia. Si occuparono delle nostre antichità i Benndorf, Sclineider e tanti altri illustri. Dei Dalmati, a Salona, il Lanza (1821—: 7) ; il Carrara (1842—1850) l’Andrié, il Glavinié e Mons. Bulié; — il Prof. Gelcicli, nella Dalmazia meridionale; il Prof. Smiricli a Zara ecc. ecc. — tutti però coi sussidi del Governo austriaco, che pur troppo non bastano, essendoci troppe cose da fare!