148 UNGHERIA visto di panini, pasticcini e leccornie, ma i tavoli numerosi, che si seguono bene allineati, dimo strano che anche le danze più aristocratiche e i trattenimenti più galanti, hanno sempre un certo effetto aperitivo che esige soddisfazione. Nella stessa sala, sulla pareti di sinistra,si trovano due gobelms : il primo relativo alla cacciata dei Turchi nel 1686, in cui, accanto agli Ungheresi vincitori, contrasta la nota comica dei Giannizzeri, volti a precipitosa fuga con i loro caratteristici turbanti, da cui spunta un codino ritto, che fa pensare quasi all’effetto strano di un formidabile terrore. L'altro gobelin ripete lo stesso motivo della liberazione di Buda e l’iscrizione sottostante nota come la città, strappata a Soli ma uo, venisse resa aU'Ungberia sotto il regno di Leopoldo I. All’uscita, presso la scala, è la statua di un cigdny, in marmo di Carrara, che sorge sopra un piedistallo di alabastro ; è scolpito nell’atto di fuggire precipitosamente, poiché ha rubato due oche. Le povere vittime starnazzano le ali, ritirando le zampe ; su ciò si racconta un’amena storiella, da cui Jókai ha preso lo spunto per un romanzo. Traversiamo infine il guardaroba e usciamo su di un recinto coperto, ove solevano attendere le automobili degli invitati al ballo di corte,