53 la quale si aggirava tra l’infingardaggine, le mollezze e le sottigliezze teologiche. Tuttavia dal 527 al 565 il trono di Costantinopoli fu occupato da un principe il cui nome divenne famoso, ma di cui può dirsi, « che avesse più ambizione che virtù, più ingegno che cuore ; onde valse più ad immaginare che ad eseguire, incominciò più che non compiè ; non compiè nulla per sè ; e il regno suo fu più glorioso che non egli stesso (1). » Tale fu Giustiniano. Monumento eterno del suo regno rimangono le leggi fatte raccogliere ed ordinare ; dopo queste, a lui devesi lode per gli edilìzi eretti, tra cui specialmente la chiesa di S. Sofia : riserbiamo da ultimo la gloria militare per opra dei suoi generali, tra i quali principalissimo fu Belisario, che nato contadino in Tracia, entrato nella milizia, pervenne fino al supremo comando. Vinti più volte i Persiani, che minacciavano l’impero, Giustiniano ideò valersi di quel capitano alla riconquista dell’Africa, poi doli’ Italia e forse più ancora. Le confusioni nel regno gotico, ove Amalasunta era stata fatta morire dal marito Teodato e questi governava da fiacco e vile tiranno, favorivano la sua ambizione. Nel 535 incominciò la nuova guerra, che tante sciagure apportar doveva all’ Italia. Belisario, sebbene venuto con poche truppe, potè facilmente impadronirsi della Sicilia, pochi essendone i difensori goti, e ammolliti dal clima o dalle nuove abitudini. Teodato, colto dallo spavento, umiliavasi a patti ignominiosi ; poi colla medesima viltà, alla notizia di qualche vantaggio riportato dalle armi dei suoi nella Dalmazia, rompeva 1’ accordo e cacciava in carcere gli ambasciatori greci. Ripigliavasi quindi la guerra; Belisario, passato lo stretto, già s’ avanzava fin sotto Napoli, che, dopo vigorosissima resistenza, fu presa per la segreta via di un acque- (1) Cesare Balbo, St. d’Italia, t. I, p. 107.