iG6 dio, costoro s’hanno ad avere su me la mano, e se ir hanno per guisa che mi vengono innanzi, Cj che peggio è, fanno me dar indietro, come se la cosa camminasse giusta pe’ suoi piedij poiché non se ne danno nè pur per intesi, nè rimasero un solo istante in dubitazione! Or donde nasce in loro una sì grande potenza e chiarezza di diritto? Forse che non sono anch’eglino di quel d’Adamo? E’ne paiono anzi di sotto a mirare quelle lor facce di cartapecora j asciugate e abbronzite dalle fatiche, dall’aria e dal sole. Forse che mi vanno innanzi per gran tesoro d’ingegno? Questo non vorrei credere, chè il costoro ingegno è nelle schiene, e ponta il remo. Nè certo per diporto faranno quel duro mestiero: non pare dunque che nè anco a denari io debba esser gran fatto a loro di sotto, io che ne veggo tanti! Dunque eh'è questa preminenza che sì m’ hanno pigliato intorno? La loro preminenza è il peso dei loro remi, le spalle della loro peata. La peata è che li fa andar primi, la peata che li pone di sopra a’ fiocchi della gondola, la peata che dà lor quel sussiego, che m’ha fatto far quivi all’oca, senza che me ne chiedessero nè men perdonanza. Ma fate un po’ che coloro in luogo di vedermi seduto in quell’umile trasto m’avessero scorto in cima all’ Erìdano o qual altro legno a vapo-