‘299 ploma clie dichiarava quel patriarcato a lui soggetto e che Grado era stata indebitamente considerata fino allora come metropoli ecclesiastica della Venezia. Se non che il papa, avvedutosi poco dopo dell’ inganno in cui era stato tratto dal malizioso Poppone. protestò solennemente nullo e come non succeduto quel primo giudizio, e rinfacciando al patriarca aquileiense le commesse iniquità, confermò in un 1029. concistoro di vescovi le Bolle dei precedenti Pontefici in favore del patriarcato di Grado (1). Tutte queste cose accadevano in sul principio del do-gado del Centranico, contro il quale gli animi si facevano sempre più mal disposti, pei danni che da codeste poco a-michevoli relazioni coll’ imperatore, protettore di Poppone, dovevano naturalmente derivare al commercio veneziano, al che aggiungevansi i nuovi maneggi degli amici dell’ Or-seolo, e 1’ appoggio che questo principe trovava a Costantinopoli, ove era salito sul trono imperiale Romano Argiro, cognato del suo defunto fratello Giovanni. Romano infatti per la parentela che 1’ univa ad Ottone Orseolo e colla mira fors’ anco di acquistare una influenza nella veneziana Repubblica, favoriva grandemente le pratiche pel ritorno di esso. Così avvenne che dopo soli quattr’ anni di governo, anche il Centranico fu deposto, raso e mandato a Costantinopoli, ove fu in pari tempo spedita onorevole ambasciata a richiamare Ottone Orseolo, ed erane alla testa lo stesso suo fratello, Vitale, vescovo di Torcello. Fatto ritornare altresi il patriarca Orso Orseolo gli fu affidata, fino alla venuta di Ottone, 1’ amminstrazione dello Stato, eh’ egli sostenne di comune soddisfazione, e durante la quale fece pur coniare col suo nome ima piccola moneta, che esisteva ancora tre (1) L’ atto nel Cod. Trev. ind. Vili, dev’ essere XII, v. Jafìe.