321 trebbe veder nulla di più grato che l’innalzamento del suo Signore, e per quanto potesse avrebbelo favorito ; ma circa al mandare, all’ occorrenza, truppe in Alemagna, essa faceva conoscere come essendo i proprii Stati tutti limitrofi a quella, potrebbe attirarsi addosso gravissima guerra: circa infine alla domanda di danaro per il caso che 1’ elezione troppo a lungo si protraesse, farebbe, non ostante le tante spese sostenute per lo passato, e che ancora la gravavano, quanto le fosse possibile. Questa risposta poco contentò il re (1), che trovavala fredda e troppo vaga, nè meglio riuscivano i suoi sforzi per ottenere l’appoggio del papa, il quale se mal volentieri vedeva l’ingrandimento di Carlo, non poteva tampoco desiderare quello di Francesco, ed intanto raccoltisi in Francoforte gli elettori, un esercito fatto muovere a quella volta da Carlo sotto nome d’impedire che violentata fosse l’elezione, diè animo vieppiù a’ suoi partigiani, e con maggioranza di voti fu eletto il dì 28 di giugno ad imperatore. Depresse questa elezione del re di Spagna grandemente 1’ animo di Francesco e degli amici suoi, e nel mentre la Repubblica inviava le sue congratulazioni al nuovo Cesare (2), scriveva al suo oratore in Francia (3) lodando il pensiero di quel Cristianissimo di persuadere il papa a mandare al nuovo re de’ Romani la corona solo per via di una bolla, onde non avesse a venire in Italia, ma raccomandava ciò si facesse con molta avvedutezza e quando Carlo mostrasse veramente l’intenzione di venire a Roma; nè si rifiutava alle proposizioni che Francesco faceva di una lega con essa e col papa a difesa reciproca, come dicevano i capitoli, ed anche cantra S. M. il re dei Romani (4), Dall’ altra parte anche Carlo mostrava desiderio di (1) 17 Marzo 1519, Secr. XLYIII, p. 4. (2) Secr. 15 Ing. 1519, p. 21. (3) 21 luglio p. 23. (4) Secreta 19 nov., p. 52. Yol. V. 41