418 tutta Italia ; il fulmino oggi contro sè rivolto, ben tosto aver a piombare sopra tutt’i principi italiani ; perciò s’ affrettassero a soccorrere un alleato, uno che essi medesimi aveano riposto nel paterno retaggio ; non tollerassero tanto danno, tanto disdoro della persona sua ; al Pontefice sopra ogni altro spettare il dar opera a ciò sollecitamente, come capo che era della Cristianità, a ciò medesimamente alla veneziana Repubblica che in nessun tempo abbandonò gli amici ed alleati suoi. Il Senato infatti s’ era bene avveduto quali fossero le intenzioni di Carlo Y, e il suo oratore Andrea Navagero aveagli scritto che comunemente dicevasi, tutto l’esame che alla Corte mostravasi voler fare del caso del Morone e dello spogliamento dello Sforza, altro non essere se non vana apparenza, essendo già ferma intenzione dell’imperatore di dare Milano al duca di Borbone, e che già era stato conchiuso di accagionare lo Sforza di tradimento, per aver trattato d’ un accordo con Francia e coi principi d’Italia, e che tutto il processo non consisteva se non in una lettera del Morone, il quale, d’ordine del marchese di Pescara, avea scritto delle trattative in Italia contro Cesare, sollevando sè stesso d’ ogni colpa per aggravare il duca suo signore (1). Laonde rispondeva il Senato al Sánchez, oratore cesareo, forti parole : non essere tempo di negoziazioni, mentre Francesco amico e confederato stava assediato .nel castello di Milano spogliato indecorosamente delle sue fortezze, delle città, della stessa libertà personale, non esser vero dei trattati della Repubblica con esso e de’ maneggi per aver Cremona (2). E volgendosi a sollecitare il papa, che ben sentiva il peso dell’ oppressione degli Spagnuoli, trovavalo disposto alla lega colla Repubblica e coi Fiorentini per la co- il) Dispacci A. Navagero, Cicogna Iscrizioni, t. VI, 184. (2) Secreta 9 novembre 1525, p. 173.