21 pàvano ; Francesco ITI, figlio del signore di Padova, potò in una sortita rapire ai Veneziani alcune bandiere (1), ma poi perseguitato dal Savello dovette tosto di nuovo chiudersi nella città, che fu vieppiù stretta quando alla primavera assunse il comando della flottiglia Fantino Michiel (2). Per tanti vantaggi riportati dai Veneziani, impaurito il marchese di Ferrara, ricercò di nuovo la pace, domandando salvocondotto pei suoi ambasciatori (B), e la conchiuse il 14 marzo 1405 (4) promettendo pagare ducati cento mila a compenso delle spese della guerra, consegnare tutto il Polesine di Rovigo colle sue fortezzo ed attinenzè alle condizioni precedenti, dare il castello Guglielmo col suo territorio in pegno fino al pagamento totale della stabilita somma, abbattere ogni palata, fortificazione o altro lavoro fatto sul Po dal principio dei dissapori colla Repubblica, da Ferrara sino giù verso il mare, impegnandosi a non più riedificarli e a demolire egualmente le opere di Ariano : consegnare alla Repubblica, fino a che durasse la guerra di questa col signore di Padova, la bastita di s. Alberto ed il ponte ; obbligavasi a non eriger fortezze dalla parte di Comacchio, nè far saline, osservando, rispetto al sale, i patti esistenti ; 11011 darebbe sussidio, consiglio, assistenza di sorta alcuna al Signore di Padova, nò passaggio alle sue truppe, nè vettovaglie ; pagherebbe il suo debito verso Venezia in ragione della somma annua di tremila ducati eh’ essa pagava al duca Azzo per tenerlo lontano da Ferrara ; sarebbero inclusi nella pace Ancona, Ravenna, Bologna e i loro sudditi ; i sudditi veneziani potrebbero ritirare i loro fitti e le (1) Quod in dedecus Venetorum cessit. Bembo nel t. XII, Rer. It. ; fatto non ricordato dal Cittadella, nella sua Storia dei Carraresi. (2) Secr. II, 107 ; 18 ap. 1405. (3) 27 febb. 1405, p. 92. (4) Comm. IX, 173.