138 il Senato : molto maravigliarsi di tali sospetti, non avendone la Repubblica dato mai alcun motivo ; si tenesse egli però in guardia dalle solite arti del duca al quale conveniva sempre stare collo scudo in braccio (1), e si astenesse da ogni comunicazione con lui. Rompevasi intanto la guerra di Lucca ed il Visconti scriveva nuove lettere al Carmagnola, al quale il Senato ingiungeva dovesse rispondere : essere ornai noto come quelle erano arti adoperate a mostrare di voler la pace e allo scopo di mettere disunione nella lega ; il duca non istare mai fermo in un proposito ; perciò esser vano l’entrare con lui in trattative e romper si dovesse ogni pratica. Ma il duca riscriveva volersi rimettere in tutto e per tutto nell’ arbitrale giudizio del Carmagnola. Tale insistenza nel corrispondere con questo generale e la fiducia che mostrava di riporre in lui, doveano naturalmente accrescere i sospetti dei Veneziani, e ciò tanto più che nel compromesso stesso fatto dal duca nel Carmagnola si notavano alcuni modi ambigui, e 1' ambasciatore Andrea Contarini mandato a Milano fino dal 19 gennaio 1430 (2) avvertiva che la copia di quel compromesso datagli dal cancelliere ducale differiva dall' originale, come da questo differivano le parole degl’ inviati milanesi a "Venezia (3). Laonde prendendo tutto di nuovo 1’ aspetto della guerra, si assoldavano ancora truppe ; tuttavia scriveva il Senato al Contarini, che fallendo ogni altro tentativo, acconsentisse per conservare la pace anche all’ ultima proposta del duca di consegnare le terre indebitamente occupate, al cardinale di S. Croce e di rimettersi nel giudizio di questo, che si era profferito come mediatore (1) Curri targone in brachio ibid. 2) Ib. p. 64. (3) 28 apr. Secr. X, p. 98.