222 .1450. nino (1). Poscia la sera del 25 febbraio 1450 grande tumulto scoppiava in Milano dalla plebe affamata, che cacciò la Signoria, e la massima confusione regnava : chi voleva darsi ai Veneziani, chi a re Alfonso, che fino dal 27 giugno 1449 avea conchiuso un trattato con Luigi di Savoja per la protezione di Milano contro lo Sforza. Alcuni gridavano Francia, altri il papa, altri il duca di Savoja, quando prendendo a parlare Gasparo da "V imercate, che avendo lungamente militato col conte Francesco, eragli molto affezionato, dimostrò agevolmente essere tutti quelli o troppo lontani o troppo deboli per recar soccorsi opportuni ; esservi un solo mezzo a far cessare tosto la fame e la guerra, quello cioè di sottomettersi allo Sforza di cui vantò la clemenza e la bontà e di riconoscere il genero e figliuolo adottivo dell’ ultimo duca qual legittimo successore del Visconti. Fu applaudito; lo Sforza fu invitato da sei deputati ad entrare nella città proponendogli alcuni capitoli che, da lui accettati, furono letti 1’ 11 marzo nell’adunanza del popolo, dopo di che, egli tenne il suo ingresso il giorno 25 ; fece distribuir pane, fu portato in trionfo alla chiesa di santa Maria ove rese prima grazie a Dio del felice avvenimento, e poi presentatosi sulla piazza maggiore fu gridato principe e duca (26 marzo 1450). Ai tanti patimenti dei Milanesi durante l’assedio, succedettero le feste, le giostre, i tornei per l’avvenimento del nuovo duca, al quale tutt’ i principi e signori d’Italia mandarono ambascierie di congratulazione tranne re Alfonso di Napoli e i Veneziani. Specialmente si allegrarono i Fiorentini che bene si ripromettevano dallo Sforza, e vedevano tolta alla Repubblica la speranza di ulteriori ingrandimenti in (1) Lettere del Senato al suo capitano per assistere i Milanesi, Secreta XIV, 158 e av.