326 Affollatasi nelle stanze quantità di gente ad onta di raddoppiate guardie, e pattuglie, si spiegò apertamente, che lungi dal deponer le armi, volevano anzi assalire i castelli, e prenderli di forza ed uccidere tutti i francesi. Già la ragione non pareva avere più luogo, e lo provava il fatto ; poiché la notte abbandonandosi il popolo al saccheggio, egli si estese non solo sulle proprietà francesi, ma lo furono puro molte case degli abitanti, e li ricchi magazzini del Vi-vante furono saccheggiati tutti, considerandoli, come lo erano di fatto, a supplire alle ricerche francesi. Li capi di famiglia, i vecchi volevano piegar al disarmo ; conoscevano evidente la rovina della città, e la vendetta francese piombare sopra di essa. Sapevano esservi un grosso corpo di 6000 nomini fra bresciani e francesi, arrivati già a Peschièra, oltre due mila a Bussolengo, ed incapace il Maffei di prestar loro soccorso. Il generale Nogarola era dello stesso avviso, ma insistenti quei del partito contrario nel riscaldare il popolo, non ammettendo modificazione alcuna, si determinarono non solo a voler resistere, ma imputando le cariche di complicità con li francesi, perchè lasciato avevano ritornare in castello il parlamentario Beaupoil, presero con modi forti, che si avesse a dar l'ordine dell’attacco alli castelli, altrimenti ci avrebbero riguardati come traditori. Fummo avvertiti in fatti, che sin dal giorno innanzi d’arbitrio proprio avevano spediti de’ corrieri al generai Laudon per invitarlo di soccorrergli, e che nella notte avevano imaginato di arrestarci. In questo stato di cose, richiamato al nostro spirito il senso ripetuto del'e moltiplici ducali di VV. EE., che comandano bensì tutte le difese contro di chi si unisse agl’ insorgenti, ma che riguardar si avesse come neutra la nazione francese ; che non si dovesse in conseguenza attaccarla, considerato, che in tutto il corso del tumulto non si sono sparse voci di rivoluzione, nè potersi perciò attribuire, che fossero un appoggio alle medesime le ostilità francesi, riflettendo, che i più eminenti oggetti dello stato stavano pendenti in trattativa con il generai Buonaparte : comprovato, che inutile ci era riuscito ogni tentativo per calmare gli spiriti agitati de’ giovani, che ci riguardavano come complici de’ francesi, atteso il rifiuto costante, che abbiamo fatto di ordinare 1’ attacco delli castelli ; poiché silenziose in allora le ostilità francesi, e che erano determinati di arrestarci ; tutto sul momento da noi meditato, posti per un lato nel duro bivio o di agire ostilmente con attacchi diretti, e non difensivi contro i francesi, o di veder compromessi i pubblici riguardi verso la nazione,