283 gresso non furono, se non di cagionare nuove spese alle già impoverite città. Il Dandolo offriva destramente al Bonaparte fino a diciotto milioni di ducati (1) a tre milioni il mese, e inoltre diciotto mila uomini equipaggiati, entro tre mesi, per valersene contro l’imperatore, purché volesse ricostituire nella sua integrità la Repubblica Yeneta. L’astuto Bonaparte dava buone parole (2), e il Dandolo alle generose offerte a lui, quella aggiungeva di centomila ducati a Giuseppina ove ne ottenesse col suo mezzoila grazia, cercando di farsi sostenere anche dal municipalista Tommaso Pietro Zorzi, verso cui Giuseppina nel suo soggiorno in Venezia erasi mostrata particolarmente benevola. Viltà, bassi raggiri, dissimulazioni, tradimenti, quanto può avere di più abbietto la cortigianeria, troviamo con rossore raccolto in quegli ultimi aneliti della Repubblica. Visitata Giuseppina dal Bonaparte, mentre accudiva alla tavoletta, non lasciò di raccomandargli i Veneziani, e n’ ebbe come al solito dolci parole, da lui poi ripetute al Zorzi passeggiando in giardino. Il Zorzi, fuor di sè dalla gioja, si affrettava a recare sì liete notizie alla patria ; e, nell’ accommiatarsi, presentava la donna di un magnifico anello di brillanti (3). Il Dandolo rimase in Udine finche, venuto in chiaro di quanto si maneggiava e avvedutosi d’esssere stato schernito, si allontanò improvvisamente, e corse a Venezia compiangendo la tradita sua patria (4). (1) Sessioni private, Mas. al Museo Correr. (2) Il 3 ottobre erasi letto nella Sessione pubblica un dispaccio del Dandolo, che assicurava stabilita ógni cosa col Bonaparte circa la riunione dello Stato Veneto e il riacquisto della Dalmazia e del-l’Istria. Quadro delle Sessioni pubbliche, pag. 596. (3) Sessioni private, Museo Correr. (4) Anche all’ Haller si erano promessi 500 mila franchi, e se