472 CONCORRENZE GERMANICHE - LA SFERA D’AZIONE milioni per nuovi canali nella Galizia e nella Boemia, che avrebbero' portato profondi danni a Trieste, a tutto vantaggio dei porti germanici. Contro la concorrenza di questi, il governo austriaco non protesse quasi o debolmente il porto adriatico, che deteneva. Viceversa il governo prussiano, appena sui mercati bavaresi si fece sentire la concorrenza di Trieste a danno di Amburgo, corse ai ripari e nel 1911 costrinse il governo bavarese a un accordo a base di tariffe minime, che impedirono o ressro difficile quella concorrenza. Riservata al porto triestino la funzione politica e sviluppati quei congegni tecnici e economici, che erano più precisamente necessari a quella funzione, il governo non si curò d’altro. A Vienna non si pensò che Trieste dovesse divenire il vero, principale ed essenziale porto della Monarchia austriaca o lo si pensò molto tardi. Ci furono, sì, provvedimenti di varia natura, ma non mai un piano compiuto, una politica di tariffe atta a fare affluire a Trieste la massima parte delle esportazioni e delle importazioni marittime dell’Austria, sebbene col « collettame », con le tariffe differenziali, coi noli di concorrenza e con le « refazie » si provvedesse a facilitare i traffici via mare. La sfera d’attrazione del porto si allargò di poco: rimase suppergiù la stessa attraverso tutto il secolo. Qualche zona boema, qualche zona galiziana si aggiunsero. La Germania, invece, istituì tariffe tali, che anche i grani dell’Ungheria diretti in Inghilterra passarono per Amburgo. L’incuria costante del governo rispetto agli interessi particolari della città rese più profondo il distacco ostile tra l’una e l’altro. L’antitesi, l’antagonismo d’interessi, esistenti così profondamente tra la città adriatica e i porti germanici, diedero particolare rilievo all’opposizione nazionale esistente tra l’elemento austriaco e l’elemento italiano. Di più, la concentrazione del commercio marittimo nei porti dei suoi mari settentrionali fece svanire in Germania molti progetti letterario-economici affermanti la necessità pangermanistica della conquista di Trieste. « Ci occorre e l’avremo » disse una volta Teodoro Mommsen a Attilio Hortis. Ma nel 1914, a Konopischt e a Miramar, Guglielmo II accettò i piani slavi e trialistici dell’arciduca Francesco Ferdinando, di cui parleremo in seguito, e aderì a una manomissione