Opera secolare 453 era uomo di ordinaria amministrazione: per adeguare il porto della Dominante ai traffici intensificati, riordinare i sistemi di lavoro, aumentare i collegamenti con l’entro-terra, fornire quell’attrezzatura meccanica che già possedevano i grandi porti del nord, e dimostrare agli stranieri in arrivo da oltreoceano la reale portata del rinnovamento italiano. A realizzare il piano occorsero centinaia di milioni e molti ancora ne occorreranno, oltre la reciproca collaborazione fra il Consorzio, gli organi statali e locali, gli enti pubblici e quelli privati. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la presenza di un uomo di gran prestigio come centro motore. Si è detto che Cagni potè far molto perché sostenuto dal governo, specie coi finanziamenti, ed è vero; ma ciò dipese dalla fiducia che egli si era guadagnata col merito di tutta la sua vita, non da casuale favore d’uomini o di eventi. Solo a metà luglio 1926 la nuova amministrazione creata in base alla riforma del Consorzio cominciò a funzionare regolarmente; ma dal ’23 a quella data Cagni dovette provvedere da solo, come commissario, a gettare le basi della restaurazione del porto. Coi suoi collaboratori tecnici, primissimo l’ing. Albertazzi, stabili un grandioso progetto di ampliamento che prevedeva addirittura l’eliminazione del colle di San Benigno che separava Genova da Sampierdarena per realizzare una necessaria continuità fra i vecchi ed i nuovi bacini utilizzando la pietra ricavata dalle rocce del monte per la costruzione dei moli, dei ponti, e per gli interramenti. Quel progetto era una premessa necessaria al respiro della Grande Genova, allo sfogo per le comunicazioni interne, e, malgrado le molte difficoltà, l’ammiraglio vi insistette senza lasciarsi irretire dai difficili problemi del finanziamento e degli accordi burocratici. Si trattava di cambiare i connotati di una intera zona cittadina come aveva visto fare nel porto di Valparaiso durante i suoi due viaggi di circumnavigazione. Volle e riuscì. Nella relazione conclusiva del suo lavoro mise in rilievo l’aiuto che aveva ricevuto « dalla prodigiosa intuizione che il Duce ha dei grandi problemi ». « Se oggi Genova può già vedere delinearsi alla foce del Polcevera il limite occi-