320 L’AGITAZIONE PATRIOTTICA e LIBERALE nazionale. Nello stesso giornale ufficiale, però, a un patriotta riusciva, poco dopo (ig febbraio), probabilmente con la complicità del Valussi, che n’era il direttore, di pubblicare questa dichiarazione contro le finte austriache: « LTstria è paese poco noto all’Italia, e pure le appartiene per posizione geografica, per lingua, per costume, per memorie, per desideri ». Lo spirito nazionale ebbe parecchie manifestazioni ben caratteristiche. L’anno si era aperto con un « eccesso di stile neoitaliano » (in neuitalienischer Manier), che aveva irritato le autorità. I tre fratelli Hoenigman e un loro amico (il 3gennaio) avevano inneggiato a Pio IX in un’osteria. Quando erano usciti, una pattuglia di ronda aveva voluto arrestarli e i quattro giovani avevano opposto resistenza: ma, essendo stato uno dei tre fratelli gravemente ferito alla testa, i soldati avevano avuto ragione dei ribelli, cacciati subito in prigione. La polizia fu tenuta continuamente in allarme dalle altre polizie italiane. Quella di Venezia, i primi di gennaio, l’aveva avvertita che si stabiliva a Trieste certo Paolo Tognon, «sospetto», e che era in relazione col negoziante triestino Nicolò Bottacin. Lo stesso giorno quella di Milano dava l'attenti contro Dall’Ongaro, che voleva contrabbandare libri proibiti attraverso Trieste. Lo stesso ministro della polizia era impensierito delle relazioni che il Dall’Ongaro manteneva a Trieste, e comunicava le sue preoccupazioni (il 24 gennaio) allo Schickh. Questi era più preoccupato dei suoi superiori. Il 12 febbraio riferiva che il governatore, il presidente del magistrato ed egli stesso ricevevano lettere anonime, scritte in tono eccitato. Le notizie che venivano dall'Italia «incominciavano a riscaldare le teste di giovani sconsiderati »: nella società e nei caffè si parlava degli avvenimenti italiani e si tenevano discussioni politiche. Le idee liberali si facevano sempre più vive. Lo stesso Schickh, nel suo diario ufficiale, alla data 18 febbraio, annotava, con nervosa ironia: « Le simpatie per scimmiottaggini italiane si fanno veder sempre più fra la gioventù della città » e alludeva all’uso di cappelli « calabresi ». La sera avanti — il 17 febbraio — s’era avuto un tipico episodio italiano. Durante una rappresentazione dei dilettanti della Filarmonico-drammatica al Teatro Grande, la signorina Grassi voleva apparire in scena con un grembiale tricolore; la polizia avendoglielo proibito,