CONSERVATORI E MODERNISTI IN CONFLITTO patrizii. Un giorno volevano levare il dazio sull’olio, un altro volevano importare liberamente vini forestieri, un altro ancora proclamavano di voler far cambiare da Cesare il nome della città. Il 22 settembre del 1731, con una specie di verbale, il Consiglio invocò l’intervento del capitano presso Carlo VI. Riconoscevano alla Maestà il desiderio di far risorgere il commercio. Ma questo avveniva sotto infausti auspicii, « attesoché tre 0 quattro mercanti domiciliati 0 desiderosi di domiciliare colimano alla mina della città et prostituzione della nobiltà e cittadinanza, giaché sbocatamente vantano di obligarci a dover fare li sarti, zapatori con molte altre temerarie espressioni... ». E per cortigianeria, come abbiamo detto, e per sincera fede nei commerci, anche per la speranza di fruire in qualche modo delle novità, il gruppo Marenzi, « solito nel sprezzar la libertà », stava sempre dalla parte dellTntendenza, del governo e dei nuovi arrivati e congiurava con essi per stroncare la resistenza dei conservatori. La congiura ebbe un grosso effetto alla fine del 1731. L’Imperatore approvò la deliberazione dellTntendenza e della Camera aulica, secondo cui uno dei rettori della città doveva essere nominato dall'imperatore. Infatti, quand’erano già avvenute le elezioni per il reggimento del gennaio, il vicecapitano annunziò che avrebbe ammesso al giuramento due soli dei giudici rettori e che il terzo sarebbe stato Gabriele de’ Marenzi, nominato dallTmperatore. Tra i patrizi e i loro fautori fu un urlo di protesta. Avendo l’intendenza sospeso un dazio comunale sull’olio, introdottasi una partita di questa merce in città, il patrizio Felice Calò, per ordine dei rettori Giacomo Giuliani e Daniele Francol, riscosse il dazio, usando violenza contro il mercante che lo rifiutava. Chiamato a scusarsi dal capitano imperiale, ricusò di andare, dicendo che prima avrebbe chiesto al Consiglio se doveva o no obbedire al capitano. Un negoziante tedesco fu percosso e poi ferito da alcuni giovani, tra i quali erano uno dei Saurer e uno dei Capuano, patrizi, perché rifiutava pagare il dazio. L’Intendenza e la Camera protestarono: si reclamò la condanna del Calò per quella «criminosa risposta». Contro la protesta del Consiglio, si insistette perché il Marenzi fosse nominato « giudice cesareo »: anzi, si volle che gli fosse assicurata la preminenza di rango sugli altri due rettori, affinché potesse agire con energia e « prò exigentia moderna »